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La Milanesiana

4 Luglio 2008 alle 19:30

So quello che è successo con i Jethro Tull. Le corna diventeranno pure un cult della scena italiana ma la Milanesiana di Elisabetta Sgarbi è altro con un altro pubblico. Gao Xingjian, unico cinese Premio Nobel per la Letteratura, e la poesia in francese sulle differenze tra un uccello e un uomo (hai mai visto un uccello vecchio e stanco? un verso). Paulo Coelho, un inno alla trascendenza degli antichi contro la razionalità: “Non sono qui per dimostrare qualcosa ma per risvegliare gli ormoni dell’immaginazione.” Sir Michael Atiyah, vincitore dell’Abel Prize per la Matematica in passato direttore del Trinity College di Dublino, un luogo dove passerei molto tempo. E Teresa Salgueiro, meravigliosamente sorridente per quattordici canzoni anche durante quelle malinconiche, vestita nel tono di verde che in autunno vorremo tutte, i capelli a coda. Ho ascoltato le ultime canzoni vicino al palco, percepivo l’energia della Salgueiro. E’ allora, in sottofondo la versione brasiliana di La banda, che mi sono sentita felice tra un pubblico che ha aspettato l’inizio del concerto godendo dei racconti degli altri ospiti. Ce l’avevo fatta, ero lì nonostante i mille obblighi, la stanchezza cronica, il frigo vuoto che non c’è tempo di fare la spesa. Non importa che fossi sola. Vedevo nel buio del teatro ovunque mi voltassi sguardi di persone che conosco e stimo. E all’uscita tra la folla Andrea De Carlo al quale devo gran parte della mia passione letteraria.

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