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Il pride e la dittatura delle minoranze

1 Luglio 2008 alle 19:00

Anche stamani ascoltando il radio giornale ho risentito la notizia "ancora polemiche sul gay pride", rilanciata da una dichiarazione del consigliere del comune di Bologna Foschini, che – a parte il fatto di non dire nulla che si possa considerare una notizia, non avendo partecipato Foschini al pride - chiudeva con quell’assurdo ossimoro caro ai poveri di dialettica sulla "dittatura della minoranza". Foschini, che è laureato in giurisprudenza, sa bene che i due termini si escludono a vicenda, ma trova conveniente sentenziare sulla manifestazione. Io ci sono stato, a dire il vero vi ho accompagnato un ragazzo disabile (paraplegico in carrozzina, per un incidente sul lavoro) e vi assicuro che solo un corteo molto civile può mettere insieme migliaia di persone e delle carrozzine per disabili. Questa mia cara e grassa città, che parcheggia grotteschi Suv sugli accessi dei disabili, dovrebbe invece fermarsi e provare umano rispetto per il messaggio politico del pride. Quando un disabile scende per strada e affronta i cinici commenti dei "più fortunati", quando mostra con orgoglio il proprio esistere e la propria determinazione ad essere autonomo, allora la società dovrebbe ringraziare invece di sputare sentenze retoriche da due soldi. Malgrado tutto, credo che questa fosse la notizia.

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