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Uccellacci e gufi

25 Giugno 2008 alle 15:00

Qualcuno in questi giorni, non ricordo chi, se sui giornali o in tv, ha paragonato la disfatta italiana sui campi di calcio al periodo di declino del nostro paese. E giù, via, ricominciamo con gli uccellacci del malaugurio, quelli che se non parlano bene di noi in tutto il mondo e su tutti gli argomenti, mamma mia siamo finiti, siamo gli sfigati del pianeta, e tutti a farsi domande armati fino ai denti di "se" e "ma" e a recriminare infelici (ora è il periodo degli allenatori di professione e dei moralisti a pagamento, tutti con la soluzione in mano a posteriori, mi ricordano il detto infallibile: se mio nonno aveva le ruote era un carretto!). Ma nello stesso giorno in cui la nazionale è uscita ai quarti (anche dignitosamente secondo me) non hanno forse vinto la Ducati e la Ferrari? Ma non siamo forse gli unici al mondo che reggono un'economia intera sulla microimpresa, su gente che in settant'anni è riuscita a sopravvivere a una pressione fiscale record, ai comunisti, ai terroristi ma anche ai democristiani, sopravvissuti anche ai propri malcostumi? Ma poi si deve sempre vincere? Sempre avere il riconoscimento universale? Riprendiamo quello che c'è di buono in questa Italia e ripartiamo da lì. Alla faccia dei gufi e degli uccellacci.

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