cerca

L'epidemia delle gravidanze volontarie

21 Giugno 2008 alle 12:16

Zucconi su Repubblica racconta "l'epidemia (sic!) delle gravidanze volontarie" delle diciassettenni del Massachusetts che hanno deciso di rimanere incinte nello stesso periodo “come sfida e come affermazione di loro stesse”. La volontarietà di tale atto (l'Atto antonomastico per ogni donna) dovrebbe certo spingere chiunque lo compia a considerare quale immensa responsabilità sia avere un figlio e assicurarne il diritto a crescere soddisfacendone quantomeno i bisogni primari. Infatti, pare finanche eccessivo parodiare le rivendicazioni femministe sull'autogestione dell'utero rigirandole in una maternità intesa come rivolta - specie se si è così giovani-, dato che essa abbraccia ben più di qualunque agitazione ideologica, pubblica o privata che sia. Ma se si trattasse invece di un guizzo di maturità, di illuminata consapevolezza che nulla oggi è rimasto puro a parte la tenerezza di un bimbo, essa sì la sola vitalità monda da ogni peccato originale? Già, forse una teenager non potrà essere così esistenzialmente profonda; al massimo avrà trovato Juno così 'cool ' da volerle assomigliare in tutto tranne nella casualità della gravidanza. Però è certo che ai difensori dell'aborto consumistico (curioso come la deresponsabilizzazione seriale che lo caratterizza sia un totem del progressismo) proprio non va giù che delle ragazzine, “anziché abortire come sarebbe stato loro diritto e scelta”, abbiano pensato che affrontare l'abisso oscuro del futuro mano nella mano della loro creatura avrebbe donato tutt'altra luce al domani. Una scelta per la vita, dunque. Così che l'espressione 'pro choice' perde ogni autoritaria univocità da privarne i sostenitori anche della certezza terminologica.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi