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Dante esiliato

21 Giugno 2008 alle 10:00

"(ANSA) - FIRENZE, 16 GIU - Dopo oltre 700 anni dalla condanna all'esilio, Firenze fa il primo passo verso la riabilitazione di Dante Alighieri". Forse sono abituata a prendere le cose troppo seriamente. Forse di questa decisione del Comune di Firenze bisognerebbe gioire e basta. A me, venutane a conoscenza, ha lasciato un po' di amarezza. Per carità, è giustissima la volontà che anima i promotori di questa azione, ma se revochiamo l'atto con cui fu esiliato Dante, ammettiamo che lo facciamo per noi e per la nostra buona faccia, non alla Sua memoria. Forse sarà che studio Dante da più di dieci anni e fa parte del mio sangue. Quell'esilio è stato per lui, per Dante (non per il Sommo Poeta), il motore di tutto, senza cui la Commedia non sarebbe fiorita: la rabbia, la negazione, l'astio non sono stati cancellati, ma sono stati "attraversati", vissuti fino in fondo. La rabbia ha ceduto il passo alla responsabilità e alla certezza di voler comunicare agli altri uomini: "Decidi tu cosa vuoi fare dell'ingiustizia che ti colpisce". Fermati (e piangi, lamentati e sbraita dicendo che il mondo va a rotoli) o prendila come ferita aperta che ti accompagna a guardare sinceramente tutto quello che hai di fronte. Io devo a Dante soprattutto la capacità di giudicare i miei tanti esilii (quelli di ogni giorno: frustrazioni, fallimenti, piccole grandi delusioni), lui è sempre lì a pungolarmi e a suggerirmi che nonostante tutto vale la pena di darsi da fare per costruire. Io voglio ricordare il suo esilio, perché, egoisticamente, voglio tenere bene a mente che le ferite aperte non sono da nascondere.

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