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In nome del popolo italiano

19 Giugno 2008 alle 13:30

Silvio Berlusconi è per l'ennesima volta chiamato a rispondere, in nome del popolo italiano, ad un processo. Non si sa se sia innocente o colpevole, ma il popolo italiano il suo verdetto lo ha già emesso: assolto! C'è una forte contraddizione fra il giudizio di un giudice che parla "in nome del popolo italiano" e l'espressione popolare più importante in assoluto: le elezioni politiche. Qui non si tratta di giudicare il Cav per qualche presunto reato commesso negli ultimi giorni, qui si tratta di giudicare atti presunti, compiuti più di 6 anni fa, e quindi ben conosciuti ai più. Il popolo italiano ha espresso il suo giudizio di assoluzione, ben conoscendo l'imputato Berlusconi. Qui non si tratta più di giudicare una new entry politica come nel 1993, Berlusconi è un personaggio di cui si conoscono pregi e difetti, interessi e ambizioni. E il popolo lo ha assolto (o votato) con una percentuale del 46-47%. Come può un giudice, in una situazione come questa, andare contro il giudizio del popolo italiano, che, si badi bene, è stato emesso solo 2 mesi fa! Fossero passati 3 anni, si potrebbe anche ipotizzare una minore forza del giudizio popolare rispetto a quello della magistratura. Ma 2 mesi sono ieri. Mi rendo conto che gli ordinamenti democratici pongono una netta separazione dei poteri politico e giudiziario. Ma tutti comunque devono rispondere al popolo sovrano. Ed il popolo si è appena espresso. Una magistratura intelligente dovrebbe fare un passo indietro e rispettare la volontà popolare, se parla "in nome del popolo italiano".

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