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Europa - Bocciato il Trattato, bocciato il futuro

16 Giugno 2008 alle 19:10

A Dublino si è consumata una tragedia molto peggiore del più efferato omicidio dell'IRA o della più crudele rappresaglia britannica: è stato bocciato l'unico compromesso al ribasso che si era riusciti a raggiungere dopo due anni di febbrili consultazioni tra le diplomazie dei paesi membri dell'Unione, e che pomposamente era stato definito "Trattato". Al momento non è dato di sapere come finirà esattamente: questo precedente potrebbe innescare una reazione a catena che nella peggiore delle ipotesi, sull'onda della demagogia più becera e del micro localismo potrebbe portare ad una serie di referendum (laddove legalmente consentito) di disimpegno rispetto al Trattato stesso, con conseguenze facilmente immaginabili. Aldilà della retorica (giusta, comunque) dei "framers" europei, del sogno europeo e pacificatore dei vari Adenauer, Spinelli, De Gasperi, esistono considerazioni economiche dalle quali non si può prescindere: l'euro è uno scudo formidabile contro l'inflazione e l'aumento dei costi delle risorse energetiche, di cui l'Europa intera, non solo l'Italia, è sostanzialmente sprovvista. Significa porre un serio limite al mercato comune, rimettere in discussione le politiche sociali, infrastrutturali e le capacità decisionali dell'Unione. Significa rischiare di non avere mezzi adeguati per dire la nostra sul piano della politica estera e su quello degli scambi commerciali a livello globale. Vuol dire, sostanzialmente, rischiare di innescare una debolezza strutturale dell'Unione che ci condanna alla cantina della storia. Io sono favorevole al recupero della dimensione locale, come intreccio formidabile di quella trama ben più complessa che dovrebbe essere una futura Federazione di Stati Europea. Credo che nella UE si siano fatti passi enormi sul piano dell'integrazione delle politiche economiche, di scambio e di Welfare, ma non abbastanza per superare le barriere culturali, per dotare questa gigantesca entità trans nazionale di un serbatoio di valori comuni, che ci sono sempre stati e andrebbero solo spolverati e rimessi in vetrina: insomma, sostanzialmente, ci manca un "Covenant" europeo, un contratto sociale fondato sui valori comuni e sufficientemente condivisi. Ho seguito la campagna irlandese per il SI al Trattato: nessuna voce ha rivendicato con forza le radici cristiane comuni (in Irlanda avrebbe fatto colpo, e neanche poco!), i temi etici si sono lasciati alle ragioni del NO, comprese alcune palesi bugie (tipo l'obbligo alle politiche abortive che il SI avrebbe comportato, e che invece non è assolutamente in agenda), tentando di coinvolgere sul piano razionale finanziario i cittadini europeo - irlandesi, come se gli equilibri finanziari e l'integrazione commerciale come mezzo per affrontare da protagonisti le sfide globali, potesse appassionare la Working Class irlandese alle prese con la crisi economica e di valori che attraversa quel paese attualmente. Insomma, cari europeisti, sveglia! Aprire i libri contabili e impostarci sopra una campagna di coinvolgimento è un pò come somministrare un antibiotico forte: tutti ne vedono l'utilità, ma nessuno lo farà mai con entusiasmo!

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