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Apologia di un cavaliere

6 Giugno 2008 alle 16:50

Non si capisce perché una certa Italia di centro destra sta scoprendo in ritardo l’antiberlusconismo. Intendo quella cospicua ciurma di persone per bene, neocon, anticomunisti, europeisti e papisti, che non perdono occasione per far notare quanto il cavaliere sia sine nobilitate. Puntualmente descritto come pacchiano e decadente, lo vedono circondarsi solo di paggi e paggetti, troppo distratto dalle gonnelle. Nei salotti dell’intellighenzia di destra si sprecano i commenti sospirati del tipo: “eh… il brianzolo Silvio, romanizzandosi ha perso lo sprint che l’ha reso grande”. Rinnovo il mio cruccio, perché questo sta emergendo ora? Ora che ha meritoriamente sventato l’armata veltroniana, minacciante eugenetica, dico, sovrattasse e compagnia; impresa di cui gli rende merito lo stesso Ratzinger. Ora che si è pure smussato e si è aperto ad un dialogo serio, ora che ha diminuito le boutade e smesso pure i bandana. (Due digressioni sul tema. Primo. Dicono che sia in balia della lega. Falso. Si chiama politica, con gli alleati ci devi lavorare e collaborare. Secondo. Bisogna smettere di citare la Carfagna come massimo esempio di impresentabilità del nuovo team del presidente. Infatti non si spiega perché se Berlusconi sbaglia a darle un ruolo solo perché giovane e carina, gli altri sono legittimati a screditarla giusto perché giovane e carina. E ad ogni modo le sue prime mosse sono schiette e condivisibili, fin più serie di quelle dei sui predecessori). Chiudendo, Berlusconi ha i suoi limiti, magari più evidenti e smaccati di altri, ma a conti fatti grazie al cielo ce lo abbiamo ancora fra i piedi e pazienza se ammetterlo accrescerà la sua vanagloria.

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