cerca

Riparte il negoziato Siria-Israele?

2 Giugno 2008 alle 15:00

Una timida speranza si riaccende alla notizia che molto probabilmente i Governi di Siria ed Israele questa volta sembrano intenzionati ad affrontare con il pragmatismo che la realpolitik impone alle Alte Parti lo status dei rapporti bilaterali, o meglio, l'assenza di tali rapporti, considerato che formalmente i due Stati sono in guerra. La disponibilità di Israele a valutare e negoziare la restituzione delle alture del Golan, la recente restituzione dei resti di soldati di Tsahal caduti in Libano da parte di Hezbollah (in cambio della liberazione di una spia detenuta da vari anni in Israele), lo stesso accordo maturato a Doha che ha permesso finalmente l'elezione del Presidente del Libano, mi inducono ad un cauto ottimismo. A pensarci bene, nel melting pot mediorentale, l'esistenza di Israele agli Arabi è indispensabile:costituisce il miglior alibi per l'esercizio di un antisionismo spesso di facciata, sotteso a mascherare le devastanti contrapposizioni tra sunniti e sciiti, la lotta senza esclusione di colpi per assegnare a questo o quel regime la palma di potenza regionale, e quando le polemiche, tanto quelle occulte che le palesi rischiano di arrivare al livello di calor bianco, che c'è di meglio per i regimi della Umma di rispolverare la triste condizione dei fratelli Palestinesi e compattarsi (finzione diplomatico-mediatica) all'insegna di roboanti proclami antisionisti? Il problema forse più grave è la debolissima posizione politica di Olmert e del suo gabinetto, per le note vicende giudiziarie che lo stanno, a ragione o a torto, investendo. Mai iniziativa della magistratura si rivelò più improvvida e probabilmente dannosa per il superiore interesse del Popolo Israeliano, e non solo per esso.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi