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FILOLOGIA DEL SEX

2 Giugno 2008 alle 15:31

Parlo dall’alto della mia raccolta completa in lingua originale, che ripasso almeno una volta all’anno, proprio come quelli che d’estate, sotto l’ombrellone, invece di almanaccare col sudoku si rileggono per intero i "Promessi Sposi" o la "Divina Commedia" sperando d’impararla a memoria e metterla in culo a quel vanitoso di Benigni. Sono quindi capace di citare a braccio non un don Abbondio o un Virgilio (“non ti curar di loro, ma guarda e passa”, questa era facile) ma dalla voce sboccacciata di una Samantha, miniera inesauribile di gag buone a liberarsi in un solo colpo di un povero sottodotato “teeny-tiny”. Questo per dire che sottoscrivo in pieno la riserva della Mancuso (la mitica) sul film nelle sale da venerdì, ma non i ritratti scritti coi piedi pigri dalle altre corsiviste che, si capisce, avranno visto in tutto sì e no 15 puntate. Se le hanno viste tutte è anche peggio. Quindi non resisto a qualche segnatura in blu: innanzitutto lo stilista – inarrivabile, migliore di Manolo Blahnik, quanto a scarpe – è Jimmy Choo e non Chou (se dobbiamo stupire col dettaglio, per favore, rileggiamoci prima il pezzo). Secondo: Carrie non fuma “a seconda dei fidanzati”. Carrie, e diolabenedica, è una delle poche accanite di bionde nella salutista NY: se smette lo fa per Aidan (anzi tenta; poi finge di portargli a spasso il cane solo per rubare due tiri sotto la pioggia, e il cane intanto si perde). Terzo: non è vero che Carrie è la paladina delle single ma poi sotto sotto vuole sposarsi in bianco. Andatevi a rivedere la puntata con “rush cutaneo”, quando insieme a Miranda, per puro divertimento, va a provarsi degli abitacci da sposa in un tristissimo negozio “stile meringa”, dove capisce che l’altare non fa per lei, almeno per ora. Carrie vuole anche sposarsi, ma soprattutto vuole inchiodare Big, meno “available” del buon interior designer. E il succo del film è che alla fine ce la fa. Mi meraviglio che nella carioca di commenti nessuno abbia afferrato questo: se da Berlino a Londra, da Roma ad Amsterdam le donne dai trenta in su citano a memoria "Sex and the city" (e si comportano di conseguenza) è anche per la carica colorata (e griffata) che fa assomigliare le quattro newyorchesi alle donne inventate (ma che tutte vorremmo come amiche) di Almodovar.

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