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Dei delitti e delle pene

30 Maggio 2008 alle 10:30

I fatti di cronaca avvenuti in questi giorni sono l’emblema del divario che esiste tra la vita reale ed il nostro codice penale. In un caso un cittadino, già rapinato in passato, viene svegliato nel cuore della notte da alcuni ladri che si sono furtivamente introdotti in casa sua. Con la poca lucidità dovuta all’improvviso risveglio ed in preda ad un terrore facilmente immaginabile, uccide l’estraneo che si trova di fronte nel cuore della notte. Viene accusato di omicidio volontario (rischia fino a 30 anni di carcere). In un altro caso un giovane privo di patente, noto alle forze dell’ordine, passa con il rosso ad un semaforo a tutta velocità e spezza due giovani vite. Viene accusato di omicidio colposo (rischia fino a 5 anni di carcere). Si può parlare di coscienza e volontà, di imprudenza, inosservanza di leggi e regolamenti, di circostanze attenuanti e aggravanti, di precedenti giurisprudenziali e di tutto quello che volete, ma è evidente che c’è qualcosa che non funziona. Io credo che per la collettività sia molto più pericoloso il secondo cittadino che non il primo. Il diritto penale deve proteggere i cittadini, deve adeguarsi ai cambiamenti intervenuti negli ultimi anni nella vita reale.

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