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Mancio vive, non è morto

29 Maggio 2008 alle 12:15

Come giocatore, era bravino. Non tra i “dieci migliori in italia di tutti i tempi” come ha scritto Sconcerti, che sta in conflitto d’interessi essendo stato il suo presidente a Firenze. Della sua generazione, in quella classifica entrano giusto Baresi, Maldini e forse Baggio. Bravino sì, niente di eclatante. A parità di ruolo, e numeri, Zola era più completo, avendo anche il calcio piazzato, e quando è andato in Inghilterra ha fatto faville in città anzichè pena in provincia (come al solito). Cassano più spettacolare, Totti più concreto ed eclettico (avendo fatto scuola Zeman e scuola Capello era maturo per magnarsi pure spalletti, mancio quando mai, era un anarchico che ha giocato sempre uguale, tra una ovatta e l’altra, sia da seconda punta che da brevilineo dietro, ha sempre avuto bisogno di più camerieri e garretti che rivera). E questi nemmeno passeranno nei primi dieci. Se parliamo poi del colpo di testa, o di altre piacevolezze, appunto, le foglie morte, bè. Come talento individuale, anche nel dribbling secco, non è che Mariolino Corso sfigurasse poi così tanto col sor Mancio. Non è che ci fosse la fila per lui. E neanche tanto per il suo esser rompi. Omar Sivori era uno stronzo di merda, ma passerà alla storia per il suo talento, Mancio, boh. Per lui sembra rispolverarsi il caso cronico per cui pure quando dici che ha personalità, in realtà lo stai ammettendo con quel tono afflitto come a dire che ce le ha davvero tutte. Come allenatore ovunque sia stato non ha lasciato tracce in positivo. A Milano, come ha scritto Di Corrado, non avesse avuto il colpo di culo di Calciopoli era già fuori. La gente lo fischiava per la pareggite, per far giocare gente che non si reggeva in campo, per i cambi bislacchi. Poi la gente dimentica. Non tutti. Se dimenticano proprio tutti, Mancio è salvo.

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