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Nessun Leopard, please

27 Maggio 2008 alle 15:30

Cortese Signor Ancora, la mia era pura provocazione. Ma non rivolta ai napoletani. Bensì a coloro i quali (anche napoletani) continuano ad intravedere nel disastro (e nei disastri) di quella città l'ineluttabilità ed il fascino di una rappresentazione tragica. Pare di leggere, a volte, la convinzione che Napoli possa essere solo nell’anarchia del suo disfacimento e che in ciò risieda quasi una sorta di disperata superiorità. Napoli come eterno ed inutile ghigno rivolto agli dei. Ora, il godimento estetico che tutti noi abbiamo tratto e trarremo da questa anomalia esteriormente additata come lontana, ma intimamente percepita come frattura della crosta del condiviso da cui sgorga copioso il magma dell’animo umano è, direi, uno dei collanti della identità nazionale. Napoli è, nel bene e nel male, un fiore all’occhiello. Ben al di là delle sbadiglievoli banalità legate agli archetipi del furbo e del fesso. Questo, però, non può permettere di affrontare ciò che sta succedendo stemperando nella meccanica melassa di una poetica da salotto televisivo la gravità della situazione. La tragedia diventa sceneggiata agli angoli delle strade e dietro pulman rovesciati. Le rose lanciate al sublime dell’artista non possono esserlo anche verso esangui controfigure che mettono in scena un copione globalizzato e senz’anima. Del resto, quando sulla scena della tragedia irrompe il tragico della realtà devono intervenire i gendarmi. Niente Leopard o bombe da giardinaggio, naturalmente. Basta la ramazza per dissuadere chi intralcia il solerte pulitore.

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