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Ancora su Napoli

27 Maggio 2008 alle 13:35

Heu fuge crudelis terras, fuge litus avarum...è questo il miglior consiglio che un padre può dare a un figlio in questa Napoli e la città si sta progressivamente privando dei suoi figli migliori. Sopravvive a se stessa la borghesia cresciuta all'ombra della vena parassitaria dei fondi statali post-terremoto; la città è arrivata al traguardo della mancanza anche di un minimo di rispetto delle professionalità e del lavoro, ha perso la cultura della responsabilità. Resta viva e prospera la cultura della clientela, un imprinting camorristico di obbedienza a un capobastone, ha cambiato abito e si atteggia a progressista ed ha messo in fretta la giacchetta del rinascimento bassoliniano, fatto di un nulla pasciuto di feste in piazza Plebiscito, dove gli altoparlanti tuonano e di fronte gli stucchi di palazzo reale vengono incrinati dalle vibrazioni...qualcuno ha detto che la cultura di Napoli viene dalla feconda provincia, ma era qui che metteva radici e Vico proveniva dal cuore della città...una città che lo ha fatto morire così povero che la famiglia ha dovuto trattare per le spese del funerale. Questa è Napoli, ha ragione Ferrara, sta morendo; se pensiamo che sia una parte importante del Paese e vogliamo che non accada cominciamo col non chiamare col nome di cittadini quelli che fanno barricate con i cassonetti e accolgono lo Stato con le bombe carta e prendiamo atto della necessità di rivitalizzare la classe dirigente con nuovi innesti, possibilmente in parte provenienti da fuori rispetto a questo inferno. Si, sono napoletano e mi vergogno, ma è la mia città e prima della vergogna provo dolore.

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