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Siamo una famiglia

26 Maggio 2008 alle 14:00

Se le parole hanno un senso il dizionario ne è il deposito; andando a sbirciare alla voce "famiglia" troviamo conferma di quanto dettoci quando eravamo ragazzi, ovvero che essa sarebbe l': "insieme di persone unite da un rapporto di parentela o affinità; spec., il nucleo formato dal padre, dalla madre e dai figli, che costituisce l’istituzione sociale di base della società." Essendo, quindi, la famiglia "le fondamenta" della società dovrebbero valere per la seconda i principii che valgono per la prima. Quindi, delle due, l'una: o è previsto che un estraneo possa introdursi in casa d'altri, senza invito e senza permesso, oppure no. Qualora la risposta fosse, auspicabilmente, no non si vedono gli estremi per la diatriba relativa al riconoscimento dell'immigrazione clandestina quale reato. Certo, accanto al lemma "famiglia" esiste anche le polirematiche "famiglia allargata" e "famiglia di fatto", ovvero: "loc.s.f. TS sociol., nucleo costituito da una coppia di persone che convivono more uxorio senza essere sposati"; ovviamente consenzientemente. Ed è proprio questa la domanda è: vogliamo che la società smetta di essere costituita da "famiglie" classicamente intese ? Consapevoli, però, che non è possibile mutare un elemento senza che tutta la catena ne subisca la variazione. Ad esempio, questo significherebbe smettere di esere "nazione" (definitivamente) per diventare finalmente (?) "paese" e, ovviamente, l'aspetto a mio avviso sgradevolissimo, legato al cambio della dicitura sui passaporti: "paesanità" anziché "nazionalità", costituirebbe l'aspetto meno significativo. La regola dovrebbe essere: non fare entrare nel "Paese" chi non faresti entrare in casa. Accogliere sì ma tenendo conto che il "complemento oggetto" non è un dettaglio trascurabile.

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