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Bella provocazione

26 Maggio 2008 alle 22:00

Bella la provocazione del Direttore. Ma dobbiamo solo rilevare che il ventre di Napoli è sterile. E non credo che Napoli sia questa "intelligenza fatta città". Lo dico da napoletano. E credo che certe cose solo un napoletano le possa intuire. Come certe dinamiche psicologiche familiari che sono avvertite solo dai componenti della famiglia. Non lasciatevi affascinare dalle chiacchiere degli affabulatori della nostra città. Napoli non ha una vera borghesia autoctona. Per anni, ormai da secoli, la borghesia produttiva della città viene dalla provincia laboriosa, specialmente dall'avellinese. Ma gli avellinesi, rispetto ai napoletani sono un mondo a parte. Dai magistrati ai grandi avvocati, ai grandi professori univesitari, agli operosi funzionari dello Stato, tutti provenivano dalla provincia. De Nicola, De Martino, De Marsico, Minervini, Leone, Riccio, Loasses (piemontese) e indietro negli anni, Giuseppe Moscati il santo, fino al fiore all'occhiello, quel Benedetto Croce originario di Pescasseroli: pochissimi sono i napoletani veraci. Non c'era e non c'è borghesia, dicevo. C'erano i nobili e i lazzari. E Napoli continua ad essere una città prevalentemente lazzara. Nel 1999 e negli anni precedenti il governo di Bassolino, originario di Afragola, insieme con certa cultura legata all'Istituto di studi filosofici, si è concentrato nella promozione del grande anniversario per il bicentenario della rivoluzione del 1799, come se fosse stata la nostra piccola rivoluzione francese! E invece fu una breve esperienza giacobina di pochi esponenti della cultura napoletana. Altro che rivoluzione: il popolo, lazzaro, fu tutto dalla parte del Borbone e del cardinale Ruffo... E quale parte ebbero i napoleteni nella vicenda dell'unità? Subirono anche quella vedendosi trasformare, allora veramente, da un giorno all'altro da "capitale a prefettura"! E poi ci fu il brigantaggio. E le quattro giornate di Napoli? Hanno qualcosa in comune con la Resistenza del Nord? I napoletani si liberarono dei tedeschi più per odio verso il nemico (cosa per altro nobilissima) che per un moto politico alternativo e rivoluzionario. Il romanzo "La pelle" è chiaro in proposito. Il referendum istituzionale dimostrò come stavano i fatti! Come può essersi il lazzaro popolo napoletano fatto permeare dai valori della Costituzione se questa si fonda sul lavoro? Il lavoro crea convivenza e pratica della democrazia. Il lavoro genera gli interessi di classe. I lazzari non sono una classe. Il napoletano conosce assistenzialismo. Pratica l'assistenzialismo quando è al potere e lo ricerca quando è sotto. Dove sono gli imprenditori napoletani? Uno ne avevamo, Lauro, (ed era della penisola sorrentina!) ma invece di diventare un Silvio Berlusconi, è stato distrutto anche dall'insipienza della classe dirigente napoletana. Neppure il cattolicesimo è degno del nome. Il popolo è imbevuto di superstizione da vicoli. Persino San Gennaro non era di queste parti! Tra tanti pontefici italiani donati alla storia della Chiesa Universale, pochissimi sono napoletani. E non siede un napoletano (per altro un Farnese) sul soglio di Pietro da diversi secoli. E' mai possibile che la terza città italiana (fino al 1920 prima città italiana), non abbia regalato al pantheon delle patrie lettere nessun grande nome? (Tasso non fu napoletano!) Non ho speranza. Basti frequentare le tante scuole delle tante periferie napoletane per rendersene conto... Troverete gente che non sa scrivere, in terza media, correttamente neppure il proprio nome. Non lasciamoci sedurre dai tanti progetti pubbllicizzati dalle scuole di periferia. Servono solo alla carriera dei presidi (rectius: dirigenti scolastici). Sono lettera morta. Passeranno cento anni e ci troveremo ancora a parlare in questi termini... La classe dirigente è assente o latitente. In ogni caso senza dignità. Lo abbiamo visto anche nella recente formazione del governo Berlusconi. In quale altra parte d'Italia, un politico già di prima classe con un cursus honorum che lo ha portato per lunghi anni a ricoprire importanti incarichi ministeriali, non ultimo il ministero degli interni e infine il ministero degli esteri nel 1992, avrebbbe accettato l'umiliazione del sottosegretariato agli esteri come l'on. Scotti? Lo immaginereste un Frattini fra 15 anni sottosegretario agli esteri?

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