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Nucleare / lezioni da imparare (replica a Elena Recchia)

22 Maggio 2008 alle 17:50

Come sempre, da buon bastiancontrario, mi piace rispondere alla lettrice precedente, perchè i post troppo politicamente corretti tendono a urticarmi (un po' come le rincorse irregolari dei rigori di Cristiano Ronaldo). Io dunque rovescerei entrambe le questioni sulla "lezione da imparare": 1) più che il petrolio o l'uranio, i poeti ci hanno insegnato che ad essere "esauribili" siamo soprattutto noi (mi vengono in mente dei versi di Ungaretti, di Jarvis Cocker, e di Gianni Clerici): dunque ben venga ora l'uranio per i nostri bisogni, come alternativa al petrolio, e quando anche quello sarà esaurito la generazione che si troverà al governo si prenderà la briga di trovare una nuova fonte di energia (tanto a quel punto, a me e alla lettrice, basterà che sia rimasta un po' d'acqua, giusto per innaffiare i fiori sulle nostre tombe); 2) nessuno vuole mettere i Rom in un campo di sterminio, casomai è il contrario, siamo noi che piano piano per colpa (anche) loro ci stiamo riducendo a vivere in un campo di sterminio, e lo dico sia in un'accezione urbanistica pop (penso ad Ammanniti che descriveva l'Olgiata come "i ricchi che si auto-ghettizzano", alla maniera delle metropoli sudamericane), sia in una di vera realtà pulp (penso a tutti quelli che sulle piste ciclabili, sulle strade o nelle loro case sono stati "sterminati" da Rom e simili). La verità è che basterebbe un po' più di sobrietà, evitando sprechi di energia e ingressi dei Rom, per diminuire i problemi a cui dover poi rimediare. Già, ma a quel punto di che parlerebbero gli "atticisti militanti"?

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