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La vita non è merce di scambio

19 Maggio 2008 alle 15:30

La crisi nel Medio Oriente e, soprattutto, l'eterno conflitto israelo/palestinese è sempre argomento all'ordine del giorno, per gli sviluppi possibili e per le catastrofiche conseguenze che lo scatenarsi di una nuova guerra potrebbe avere sul mondo occidentale. Come risolvere questa crisi? Molti continuano a sostenere la necessità di un dialogo fra le parti come unica possibilità di trovare un accordo. Bene, il dialogo è sempre utile, tenendo presente che per dialogare bisogna essere almeno in due e avere interesse a trovare un accordo. Altrimenti diventa un monologo. Ma, specie in questo caso, quando sento parlare di dialogo vengo assalito dal sospetto che qualcuno stia barando. E credo anche di sapere chi sia. Con chi dovrebbe trattare e dialogare Israele? Ovvio, con Hamas, in primis, e poi, a seguire, con Hezbollah, con la Siria e con l'Iran. Quando due Stati, ma anche due persone o due aziende, avviano un dialogo e trattano significa che hanno interesse a raggiungere un accordo, possibilmente favorevole per entrambe le parti. Su cosa si tratta in genere? Gli argomenti sono diversi, vanno dagli accordi commerciali alla collaborazione in campo scientifico, dagli scambi culturali ai trattati di difesa reciproca e, perfino, in casi particolari, alla definizione del territorio, nel caso di Stati confinanti. Bene, allora mi chiedo: abbiamo mai sentito Hamas, Hezbollah, Iran, Siria (e Bin Laden con i suoi jihadisti sparsi per il mondo), annunciare la volontà di trattare con Israele (e con l'Occidente) su questi argomenti? No. Li abbiamo sentiti, e continuiamo a sentirli ogni giorno, ribadire un solo scopo: la distruzione di Israele (e la guerra santa all'Occidente). Questo è l'unico argomento che sentiamo affermare ogni giorno fino alla nausea. Allora, se questo è l'unico oggetto della questione medio orientale, su cosa dovrebbe dialogare e trattare Israele? Ovvio, sulla propria esistenza, sul proprio diritto ad esistere. Non su trattati commerciali, non su possibili collaborazioni in campo scientifico o culturale, ma semplicemente sul diritto ad esistere. Dovrebbe sedersi a un tavolo e dialogare, come se stesse trattando la fornitura di un carico di mele o di arance. Con la differenza che non si tratta di beni di consumo da vendere nei supermercati, ma si tratta dell'esistenza stessa di Israele. L'oggetto della trattativa sarebbe stabilire se gli israeliani abbiano o no diritto di vivere. Ma la vita può essere oggetto di trattativa? Io credo di no.

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