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I sensi penultimi

19 Maggio 2008 alle 16:56

Scalfari afferma di essersi liberato verso i quarant'anni "della necessità, sempre incombente, di trovare un senso ultimo". Molti (e non solo Scalfari), o negano che il mondo (cioè l'essere) abbia, in fondo, un senso oppure si arrendono di fronte a questa domanda. A livello di pensiero. Esisteranno pure i sensi penultimi, ma quello che spinge (anche confusamente) ad affrontare le giornate, il lavoro, gli altri è l'ultimo desiderio di essere felici. Facciamo l'esperienza di non poterla afferrare, la felicità, ma la cerchiamo. Negare l'ultimo fine significa negare il significato di questo stimolo scritto nell'uomo. La questione è netta: esiste un senso ultimo che ha a che fare con la felicità dei singoli? Se il pensiero dice categoricamente no, (a livello esistenziale) la vita è ultimamente insopportabile. Non la vita che si conclude con la morte, ma la giornata di oggi. A mio avviso ogni tentativo filosofico su questi temi non dovrebbe rendere il piano del pensiero slegato da quello esistenziale. Non bastano i sensi penultimi, Nietzsche è impazzito.

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