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Il veleno antisemita

8 Maggio 2008 alle 17:07

L'editoriale sui nichilisti gai dipinge bene le tinte fosche dell'antisemitismo, tutto di sinistra, che vuole rivendersi per oculato antisionismo. In realtà, si possono addurre argomenti antisemiti -oltre che antisionisti- senza neanche saperlo (dubito sia il caso dei pelosi distinguo di cui sopra) e, a volte, pur essendo ebrei. Ma di fronte ai deliri di Vattimo e soci non si può solo cristianamente perdonarli perché non sanno quel che dicono. Lo sanno invece benissimo, e la sparano sempre più grossa perché il dibattito culturale post-Olocausto vive l'inganno che l'antisemitismo non si può riesumare seriamente poiché sarebbe socialmente inaccettabile. Dai all'ebreo israeliano ché tanto nessuno penserà tu sia così stupido da esporti con impresentabili teorie antisemite. E' sempre la stessa tattica di dissimulazione che varia più che altro nei toni, da quelli pacatamente isterici di Vattimo a quelli eleganti di Tariq Ramadan. Come disse giustamente il presidente Napolitano, antisionismo è negare il principio ispiratore dell'emancipazione degli ebrei attraverso lo stato d'Israele dopo secoli, millenni di odio e pregiudizio. Gli ebrei avevano già deciso nel XIX secolo che era giunta l'ora del ritorno a casa. La Shoah fu la terrificante conferma che ciò era divenuto irrimediabilmente necessario. Essa significò per un intero popolo e la sua luminosa cultura essere resi ciechi e nudi e poi immersi in un oceano gelido e oscuro, senza neanche più l'appiglio di una dignità che ricordasse loro di appartenere al genere umano. La nascita di Israele significò risvegliarsi insperatamente da quell'incubo e tornare a vedere, su una spiaggia calda e assolata, la promessa di un qualche futuro. Disconoscere la legittimità di questo sogno non è solo pompare nuova linfa nei gangli cancrenosi di un incrollabile antisemitismo, bensì è negarne il ruolo di parabola dell'umanità che combatte le tenebre dell'intolleranza per affermare la libertà di esistere ed appartenere ad una storia. Perché ogni uomo è ebreo in quanto uomo, ed ogni ebreo è uomo in quanto ebreo.

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