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La Fiera e i falò

6 Maggio 2008 alle 20:00

“Sarà la Bellezza a salvarci?” recita il tema della XXI Fiera Internazionale del Libro, che si apre giovedì a Torino. La domanda di un personaggio dell’ “Idiota” di Dostoevskij al principe Myskin continua dunque a interrogarci, mentre la bruttezza di questo mondo ci assale. E ci assale proprio davanti al Lingotto, che diventa teatro di risse politiche e ideologiche tra bandiere che bruciano, bandiere che sventolano e poliziotti in allarme. Celebrare i 60 anni dello Stato di Israele all’interno di una Fiera, dove l’unica bandiera che dovrebbe sventolare è quella del libro, è certamente una scelta forte, coraggiosa, carica di significato. Ma nell’epoca delle passioni tristi, della modernità liquida, dei pensieri deboli, dei valori indifesi, delle identità incerte, una democrazia occidentale può anche riscoprire di essere padrona in casa propria, al contrario di tanti “Io” freudiani che hanno pensato da tempo di non esserlo più. E può riscoprirlo nel tempio del libro, con le pagine aperte al dialogo, all’incontro tra culture diverse, a quella contaminazione sempre invocata, soprattutto da una certa sinistra, ma sempre rimandata per il gusto di tenere separata la propria storia dalle altre storie, le proprie bandiere dalle altre bandiere, per rimarcare uno stigma, così ben delineato da Erving Goffman, che resiste, un’identità che si vuole continuare a boicottare o, peggio, a negare. Ma non deve neanche meravigliare che i falò si addensino nei pressi del tempio del libro, poiché il libro, ha scritto Romano Guardini:”E’ fecondità e pericolo. Infatti, se da una parte il libro ci può gratificare, consolare e dare coraggio – con quanta profondità esso può anche inquietare, ingannare e distruggere”. Allora non basta, come ha fatto Guardini in apertura dell’ “Elogio del libro” chiedere:”Voi amate il libro?”. Occorre chiedere: quali libri? Ve ne sono ancora tanti, in circolazione, che inquietano, ingannano, istigano e distruggono. Eppure, chi è liberale non si augura che un rogo li porti via, come accade ai libri del professor Kien. E’ giusto che restino, perché solo il male può indicare la superiorità del bene, solo la bruttezza può ricordare che sarà la Bellezza a salvarci.

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