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Legge 40 e casi di legalismo selettivo

2 Maggio 2008 alle 16:07

Il (non rimpianto) governo uscente, che aveva inteso iniziare la propria azione in tema di tutela del nascituro con un atto ai limiti dell'eversione istituzionale, ha voluto terminare confermando tutta la propria insofferenza per il rispetto delle leggi “altrui”. Aveva cominciato l'opera circa due anni orsono il (non rimpianto) ministro Musco, il quale, con l'unico atto politicamente rilevante compiuto nel biennio in cui ha diretto il dicastero sulla ricerca, senza sentire il bisogno di coinvolgere nella decisione Parlamento, Consiglio dei Ministri e Comitato nazionale di bioetica, ha pensato bene di comunicare all'UE l'assenso italiano al finanziamento europeo della sperimentazione sulle cellule staminali embrionali, facendo mostra di dimenticare che un tale assenso doveva ritenersi precluso con la lettera e lo spirito della legge in materia di procreazione assistita, confermata, appena quale settimana prima, dall’apposito referendum. Ha terminato il lavoro il (non rimpianto) ministro Turco, la quale, preso atto dell’incapacità del suo partito di modificare la normativa vigente, usando abnormemente di un atto regolamentare, in teoria chiamato a dare mera attuazione alla legge 40, ha voluto stravolgere l’impianto giuridico di tale legge, introducendo capziosamente, a mandato scaduto, un pertugio per l’esercizio di pratiche potenzialmente eugenetiche, contro cui pure, ipocritamente, il ministro ha dichiarato e dichiara di volersi schierare. La verità è che ancora una volta la vagheggiata superiorità morale della sinistra – di questa sinistra – si riduce a mera giustificazione di una intollerabile prepotenza opportunistica, ammantata di moralismo: giustizialismo parossistico quando si tratta di norme a sé gradite, vale a dire di quelle capaci di colpire l’avversario; applicazione “libera e creativa” del diritto, quanto si tratta di neutralizzare, con iniziative certamente al di fuori del consentito, scelte normative non apprezzate, nonostante le stesse abbiano trovato l’assenso della maggioranza parlamentare e dei cittadini.

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