cerca

Una ventata razzista e forcaiola da 14 anni

28 Aprile 2008 alle 15:00

"Una ventata razzista e forcaiola sta attraversando l'Italia". Lo scrive Stefano Rodotà su la Repubblica, e dunque il monito va preso sul serio. Secondo l'editorialista, "si cominciò da pulpiti altissimi con l'aggressività verbale eretta a comunicazione politica quotidiana, considerata troppe volte come una simpatica bizzarria e dilagata poi in ogni possibile contenitore televisivo, sdoganando ogni becerume anche nei luoghi propriamente istituzionali." E continua, Rodotà, scrivendo che "di fronte a tutto questo dobbiamo davvero ripetere che le parole sono pietre. Suscitano umori, li fanno sedimentare, li trasformano in consenso, ne fanno la componente profonda di un modello culturale inevitabilmente destinato ad influenzare le dinamiche politiche." Infine sottolinea come "la reazione può essere quella di chi alza le mani, si arrende culturalmente e politicamente e si consegna al modello messo a punto dagli altri, con un esercizio che vuol essere realista e, invece, è suicida; doppiamente suicida, anzi. Perché non si compete efficacemente quando si parte dalla premessa che la ragione di fondo sta dall'altra parte: l'imitazione servile, in politica, non rende. E, soprattutto, perché si consoliderebbe proprio il modello che, in nome della civiltà, dev'essere rifiutato e combattuto." Eppure, dato il livello dello scrivente, durante tutta la lettura balena, a volte, il dubbio che stia parlando del "razzismo etico" citato la scorsa settimana da Ricolfi sulla Stampa; quel razzismo che italiani nutrono verso altri italiani; quello che, da ben 14 anni la (oggi) maggioranza del paese subisce da parte di una minoranza eccellente, acre e rabbiosa, che continua a "resistere, resistere, resistere!". Se veramente la sinistra volesse fare un passo utile verso le ragioni della sua sconfitta, dovrebbe far un bagno di umiltà e riconoscere come quella difesa della tolleranza che sbandiera nei confronti degli immigrati, essa non riesce a perseguirla, a praticarla, verso l'altra metà del paese; verso i propri connazionali. E scoprirebbe come la sua sconfitta vada spiegata proprio a partire da questa tolleranza predicata e giudicata, dunque, dagli italiani per quello che è: una intollerabile ipocrisia minoritaria ed elitaria.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi