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Cultura della vita senza problemi inutili

22 Aprile 2008 alle 18:50

Sento il bisogno di rispondere al discorso della gentile Ilaria Bassani anche se mi rendo conto che sto toccando un argomento troppo delicato per poter essere liquidato in poche righe, soprattutto su questo giornale. Anch’io discuto di aborto con chiunque mi capiti a tiro da parecchi anni ormai. Ho notato nella controparte uno slittamento delle argomentazioni: un tempo negavano che quello fosse la conseguenza di un complesso di reazioni biochimiche, si andava dal patetico "è una vita in potenza" (vagli a spiegare che se la lasci in pace qualche volta vengono fuori uno o più bambini disabili, e spesso neanche quelli!); oggi almeno non si nascondono più dietro a un dito e ondeggiano tra una meschina falsità ("se mia figlia commettesse un errore lo accetterei felice comunque, è un dono del Signore!") e una falsa devozione ("è irresponsabile e criminale, oltre che blasfemo, non far nascere una vita comunque essa sia "; scusate, avete mai incontrato un ragazzo down che dichiara che preferisce essere disabile, piuttosto che come i suoi compagni di scuola?). Questo rende la discussione più sensata (prova a discutere con uno che di fronte a una bicicletta con le ruote sgonfie dice che ci vuole comunque fare il giro d’Italia!), ma è anche un indice inquietante della perdita di rispetto umano dilagante: non si sente neanche più il bisogno di negare che quello è solo uno dei milioni di potenziali bambini che potrebbero essere portati alla vita , per decidere che è giusto farne vivere uno malato e letteralmente eliminare tutti quelli che invece sarebbero destinati molto probabilmente ad una vita più serena, certamente più facile, senza evitabili inutili impedimenti (non per niente è la stessa mentalità che apre le porte all’accanimento terapeutico: la vita non è mia, non ne posso disporre, io devo soffrire anche se potrei evitarlo, perché anche la sofferenza è un dolce e amorevole dono, non ha il valore che le attribuisco io che la vivo nella mia carne e solo io posso dire cosa significa, cos’è, no, ha solo quello che altri, la società, la religione dominante le attribuiscono senza sapere di cosa stanno parlando).

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