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Un film sugli abusi nella chiesa polacca agita molto il partito al governo

Nel paese, dove politica e religione sono molto legati tra loro, la fiducia nei confronti del clero scricchiola già da un po’. E rischia di trascinare con sé anche il PiS

19 Maggio 2019 alle 06:00

Non sarà un documentario a far cadere il PiS, il partito nazionalista e conservatore che dal 2015 governa la Polonia. Non saranno quelle due ore di testimonianze, inchieste e telecamere nascoste a lasciare che alle elezioni europee di fine maggio e poi alle parlamentari in autunno siano i moderati a vincere. Ma quella trama, che ha il pregio di non indugiare mai sulle lacrime delle vittime di abusi sessuali da parte di esponenti della chiesa polacca durante l’infanzia, sta creando un piccolo e costante terremoto, non religioso ma politico. Il documentario si intitola “Non dirlo a nessuno” (Tylko nie mów nikomu), è del regista e giornalista Tomasz Sekielski, e al cinema non ci è mai arrivato. Sabato pomeriggio alle due e mezza del pomeriggio è stato pubblicato su YouTube con tanto di sottotitoli in inglese e finora lo hanno visualizzato più di dodici milioni di persone. La voce si è sparsa in fretta, la fiducia nei confronti della chiesa in Polonia scricchiola già da un po’, da quando sono venuti fuori i primi scandali di pedofilia. La nazione rimane la più religiosa di tutte in Europa con l’85 per cento della popolazione che ancora si professa fedele a Roma, ma, come scriveva sul Foglio Matteo Matzuzzi il 18 ottobre “l’onda laicista sta raggiungendo anche la Polonia”, nazione in cui la chiesa non ha soltanto una funzione religiosa, ma anche storica prima che politica. E a occupare lo spazio, a fare da congiunzione tra la dimensione religiosa e quella politica, è arrivato il PiS, che continua a portare avanti una campagna elettorale che si fa forte del sostegno di molti sacerdoti che, soprattutto fuori dalle grandi città, non nascondono il loro sostegno al partito di Jaroslaw Kaczynski.

  

Il PiS, Diritto e giustizia, si è sempre presentato come il difensore dei valori cristiani, il baluardo della cristianità, slogan come “non esiste la Polonia senza la chiesa”, oppure “chi è contro la chiesa è contro la Polonia” sono spesso ripetuti duranti i comizi di Kaczynski e dei suoi parlamentari che pure, dopo l’uscita del documentario, si dividono tra chi crede che sia meglio prendere una posizione prima che lo scandalo ricada sul partito, e chi invece crede sia meglio far finta di nulla, non sollevare polveroni, non parlarne, per lasciare tutto com’è. Una fonte interna al PiS racconta al Foglio che il turbamento c’è e la paura che lo scandalo travolga il partito non è da sottovalutare soprattutto in vista delle elezioni. I giornali di opposizione hanno intuito il potenziale del documentario, lo stanno promuovendo e spingendo, e più le persone ne parlano, più le emozioni crescono. Come scrive Dariusz Kortko su Gazeta Wyborcza: “Il PiS ha un problema serio. Ha stretto un’alleanza con la chiesa e il leader del partito ha detto che chi solleva una mano contro la chiesa, solleva una mano contro la Polonia. Il vangelo avverte: ‘Colpiranno il pastore e si disperderanno le pecore’. E che succede se sono gli stessi pastori a colpire le pecore? Cosa faremo con le loro mani sollevate?”. Il Po, il partito all’opposizione che rivendica la sua matrice cattolica, ha chiesto una Commissione di inchiesta, il PiS non è intenzionato a parlarne, “l’agitazione però c’è”, conferma al Foglio un deputato di Diritto e giustizia. Gli elettori del PiS vivono soprattutto fuori dalle grandi città, nelle zone in cui risiede la percentuale più alta di fedeli, e la mancanza di fiducia nei confronti della chiesa si tradurrà in mancanza di fiducia nei confronti del partito di Jaroslaw Kaczynski, un rischio grande prima delle elezioni.

   

A Varsavia, Cracovia, a Danzica – la città in cui sempre tutto ha inizio in Polonia – le reazioni ci sono già e sono iniziate prima che il film di Sekielski fosse pubblicato su YouTube. A Danzica i cittadini hanno tirato giù una statua di Henryk Jankowski, ex cappellano accusato di pedofilia; a Varsavia degli attivisti hanno ricoperto la sede del PiS con un velo nero, si sono arrampicati sull’edificio e hanno calato l’enorme telo a coprire tutto l’edificio. Tra chiesa e politica c’è un legame antico, nei tempi della dittatura comunista la fede era una forma di resistenza, il Solidarnosc fu un movimento innanzitutto cattolico. Il PiS con la chiesa ha stabilito un’alleanza forte, gli scandali della chiesa rischiano di diventare gli scandali di Diritto e giustizia.

Micol Flammini

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