La mappa che spiega il futuro del Pd

David Allegranti

Roma. Una mappa con i collegi uninominali, disegnata sulla base dei voti del 2013, per capire quali sono i seggi e le regioni più a rischio per il Pd. Il partito di Matteo Renzi ha elaborato uno studio, di cui il Foglio ha preso visione, per decidere come gestire meglio le forze e le speranze di vittoria nel 2018. Lo schema di voto tripolare è quello di cinque anni fa, quando il Pd alla Camera prese il 24,13 per cento, Sel il 3,20, Centro democratico lo 0,49 e Svp lo 0,43: in totale la coalizione Italia bene comune prese il 29,55 per cento. Il centrodestra, composto da Pdl, Lega nord, Fratelli d’Italia e altri partitini toccò il 29,18 (ma è lecito aspettarsi il prossimo anno un risultato migliore).

 

I sondaggi dicono che il Pd negli ultimi mesi è tornato di nuovo a quelle cifre. La simulazione fatta dal Nazareno si basa proprio su questo schema, che non prevede naturalmente la presenza di Pietro Grasso, visto che dal 2013 a oggi alcune cose sono cambiate a sinistra. Sulla base dei voti di cinque anni fa, nella sfida nei collegi uninominali alla Camera il centrodestra prenderebbe 96 seggi, il centrosinistra 94 e il M5s 41. I collegi, va detto, non sono definitivi, visto che ieri la commissione Affari costituzionali ha suggerito 16 modifiche, tra cui quella che riguarda Firenze (il comune di Rignano sull’Arno torna a far parte del capoluogo toscano, dopo che era stato accorpato a Livorno). Esempio: in Veneto ci sono 19 collegi, quello di Venezia è favorevole al centrosinistra, San Donà di Piave invece è favorevole al centrodestra, mentre Chioggia ai Cinque stelle. In totale, secondo questa simulazione, il centrodestra vince in 14 collegi, il centrosinistra in tre e il M5s in due. In Sicilia il centrosinistra prende zero seggi. In Toscana il centrosinistra prende tutti e 14 i seggi, ma bisogna tenere in considerazione che in quella regione la sinistra ha oggi un suo peso e la scissione di Mdp, unita alla presenza di Pietro Grasso, potrebbe avere un suo peso. Certo, non sappiamo quanto valga il presidente del Senato. Il discorso vale anche in Emilia Romagna, dove il centrosinistra è vincente in tutti i collegi: quanto peserà la scissione e la leadership di Grasso? Altra questione: i voti di Mario Monti. Nel 2013 c’era infatti Scelta civica. Il Pd, oltre a recuperare i voti perduti negli ultimi mesi (dal 31 per cento al 25 circa) vuole intercettare i voti montiani.

 

Un modo per recuperare i consensi perduti, stando al Largo del Nazareno, sarebbe costruire una coalizione con partiti minori come Verdi, Radicali, Socialisti, la lista centrista di Pier Ferdinando Casini e Beatrice Lorenzin, il cui valore complessivo è stimato in 4-5 punti percentuali. “La coalizione ci sarà – dice Matteo Richetti – sarà competitiva, in grado di diventare primo gruppo parlamentare. C’è l’ambizione di arrivare al 30 per cento, siamo in partita in tutti i collegi”. Questo però non è vero, come lo stesso Pd sa e come dimostra lo studio del Nazareno. Nel collegio di Gallarate nel 2013 il centrodestra prese 71.237 voti, mentre il centrosinistra si fermò a 44.348. Nel collegio di Albino, sempre in Lombardia, il centrodestra prese 81.776 voti, mentre il centrosinistra si fermò a 40.315. Questo non significa naturalmente che le cose non possano cambiare. Vuol dire però che il Pd ha già una base di partenza per valutare i rischi e invece le opportunità: laddove la vecchia coalizione era in vantaggio, il centrosinistra se la potrebbe giocare. Per farcela il Pd ha bisogno di molti sforzi e di ritrovare l’entusiasmo che dopo la sconfitta del 4 dicembre è stato perduto. Per questo il 16 dicembre organizzerà una manifestazione identitaria.

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