Perché la web tax è una risposta ai monopoli gonfiati della Silicon Valley

Si accusa la norma di penalizzare le imprese italiane. Ma come? I clienti delle imprese web non pagano e non fanno nulla

Perché la web tax è una risposta ai monopoli gonfiati della Silicon Valley

Foto LaPresse

Al direttore - Complimenti al Foglio per la pagina di ieri sulla web tax. Sfortunatamente, gli acerbi critici Galli, Lupi e Macchiati non tengono conto della pubblicistica liberale anglosassone: “The world's most valuable resource is no longer oil, but data”,The Economist, 6 maggio 2017; Martin Wolf, “Taming the masters of the tech universe”, Financial Times, 14 novembre 2017). Non tengono conto nemmeno della più recente giurisprudenza comunitaria (Corte di giustizia europea, sentenza C-6/16 del 7 settembre 2017 sul caso Eqiom). E neanche del testo definitivo della norma, frutto di un lungo ed estenuante negoziato tra il ministero dell’Economia e chi scrive; le precedenti versioni avevano solo cristallizzato, com’è normale, lo stato di avanzamento della comune elaborazione in relazione alle scadenze parlamentari. Il fatto è che Apple, Google, Facebook hanno assunto una posizione dominante nei servizi digitali, che mette in mora l’azione Antitrust tradizionale (per esempio, il break up dei monopoli) e la protezione della privacy, la sicurezza, la formazione dell’opinione pubblica. Ma oggi limitiamo il campo. Ai bei tempi, le sette sorelle estraevano petrolio e lo lavoravano con proprie tecnologie lasciando ai paesi produttori modeste royalty per barile che tuttavia diventavano rilevanti se riunite nelle casse dell’emiro.

 

Le Over the top (Ott) estraggono i dati degli user e li lavorano con le proprie tecnologie per offrire servizi world wide che ne gonfiano la cassa e ancor più il valore borsistico (le prime 14 multinazionali digitali valgono 5,5 volte il patrimionio netto e 34 volte gli utili, mentre le 14 maggiori multinazionali industriali valgono 1,3 volte il patrimonio netto e 12,9 volte gli utili). Le sette sorelle incontrarono prima uomini come Enrico Mattei, con i profit sharing agreement, e poi gli emiri riuniti nell’Opec che le costrinsero a pagare molto di più. Se ne fecero una ragione. Le Ott non pagano nulla ai titolari dei dati. E’ una forma nuova e persino più arrogante di colonialismo.

 

Certo, a differenza del petrolio, i dati non hanno proprietà concentrate, capaci di negoziare. Ma se questi dati hanno un valore, quale deve essere il loro prezzo e chi lo può negoziare a nome dei titolari? In attesa che le tecnologie rendano possibile un vero mercato dei dati, penso che i legali rappresentante della proprietà dispersa dei dati personali siano i governi dei paesi di estrazione. Penso infine che, nel mentre, i governi possano iniziare a rappresentare il valore di questi dati attraverso il prelievo fiscale sui ricavi, generati nel paese e fatturati da un altro paese fiscalmente più comodo, e attraverso il prelievo fiscale sui redditi d’impresa, ove le Ott dichiarino la stabile organizzazione avendo cura, i governi, di non farsi prendere per il naso con i transfer price. La base imponibile così recuperata darà un gettito che potrà essere usato o per diminuire le tasse ovvero il debito pubblico o anche per welfare e investimenti pubblici. Liberali e socialisti litigheranno com’è giusto, purché ci sia qualcosa su cui litigare. E ora, scendendo dai massimi sistemi alla bassa cucina, veniamo alle tre principali contestazioni di merito.

 

Si censura la traslazione della web tax sul consumatore. Ma allora bisognerebbe abolire tutte le imposte sui consumi e forse anche quelle sul reddito! Faccio osservare che la norma tocca i rapporti imprese (B2B) e non l’e-commerce (B2C). Al B2C si arriverà se e quando avremo risolto i problemi connessi. Certo, in teoria, ai piedi della piramide c'è sempre il consumatore. Ma andiamo al sodo con un piccolo esempio. Un ristorante paga a Google 400 euro l’anno per essere menzionato con tutte le immagini e le informazioni gradite. E’ possibile che Google ricarichi i 24 euro della web tax. Se quel ristorante non è in grado di recuperare il costo di una bottiglia di vino in un anno, forse ha problemi più seri. Se poi l’Agenzia delle entrate, avvalendosi della prima parte della norma, riuscirà a convincere Google a dichiarare una stabile organizzazione in Italia e a fare un bilancio decente, allora il prelievo si sposterà sui redditi d’impresa e non sarà simbolico ma nemmeno intollerabile.

 

Si accusa la norma di penalizzare le imprese italiane. Ma come? I clienti delle imprese web non pagano e non fanno nulla. Con la fatturazione elettronica, l’Agenzia delle entrate saprà quel che c'è da sapere. L’imposta grava erga omnes sulle imprese web, con l’esclusione delle piccole imprese e dall’imprenditoria giovanile. Ma alle imprese web domestiche e alle stabili organizzazioni in Italia di imprese estere si riconosce un credito d'imposta di pari importo che può essere prontamente compensato non solo con l’Ires (non è dovuta quando manca l’utile) ma anche con l’Irap, le ritenute sui pagamenti a terzi, i contributi previdenziali e i premi Inail. Personalmente, avevo proposto una soluzione più secca. Ma il governo ritiene che questa soluzione sia meglio difendibile in caso di contestazioni in Europa.

 

Si contestano infine le aggiunte alla definizione di stabile organizzazione utili per catturare le stabili organizzazioni occulte: contrasterebbero con i trattati contro le doppie imposizioni. Sappiamo tutti che questo è un punto delicato. Ma la giurisprudenza è in evoluzione. L’Avvocato generale presso la Corte di giustizia europea dice: “La direttiva non preclude affatto l’applicazione di una disposizione nazionale avente lo scopo di prevenire una frode o un abuso”. Oggi ho evitato gli aggettivi e i giudizi ex cathedra che i miei censori non mi hanno lesinato. Non per umiltà, ma perché, rispettandoli, mi aspetto da loro soluzioni operative migliori di quelle adottate dal Senato. D’altra parte, posto che non vogliano menare il can per l’aia e considerato che l’American Chamber of Commerce nega ritorsioni, peraltro improbabili, degli Stati Uniti sull’export italiano e, domani, europeo, che cosa potranno mai fare l’Ocse e la Commissione europea se non aggiornare la stabile organizzazione e varare un’equalization levy?

 

Massimo Mucchetti, senatore Pd promotore della web tax

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    29 Novembre 2017 - 07:07

    Considero il sen. Mucchetti l’espressione coerente della miglior tradizione della sinistra non solo nostrana. Non bastano le mille e mille tasse che già ci sono; occorre sempre inventarne di nuove, naturalmente dicendo che si sta al governo per diminuire se non proprio abbattere le tasse. Una pantomima che non stanca mai. Salvo poi che ogni nuova tassa imposta ai potentati finisce poi per esser riversata su quelli che una volta a sinistra chiamavano i lavoratori da difendere. Ogni tassa diretta o indiretta sui produttori da sempre si trasferisce sui consumatori. O no?

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    • marco.ullasci@gmail.com

      marco.ullasci

      29 Novembre 2017 - 08:08

      O si'. Ma piu' si tassa piu' si intermedia e, quindi, piu' potere si ha. Una frazione di punto percentuale alla volta lietamente verso il sol dell'avvenire.

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