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Castronerie vinicole 1 - L'insostenibile pesantezza di Erri

Perplessi, ci interroghiamo sul profondo voler (?) essere aperitivisticamente corretto di Erri De Luca, di solito dedito ad attività non vinicole ma ieri protagonista di un racconto autobiografico sul Corriere della Sera dal titolo “Raccolto d’autore” – in cui si rimembrano i bei tempi andati: ribollir dei tini, aspro odor dei vini e osterie in cui il vino era “la patria raggiunta della sera”.

1 Aprile 2009 alle 00:00

Perplessi, ci interroghiamo sul profondo voler (?) essere aperitivisticamente corretto di Erri De Luca, di solito dedito ad attività non vinicole ma ieri protagonista di un racconto autobiografico sul Corriere della Sera dal titolo “Raccolto d’autore” – in cui si rimembrano i bei tempi andati: ribollir dei tini, aspro odor dei vini e osterie in cui il vino era “la patria raggiunta della sera”. Ora, va bene che parlare di vino fa subito autorevole (persino Albano quando parla di vino appare nobilitato), va bene che i politici si son fatti vinai oltreché velisti (Massimo D’Alema), ma Erri De Luca, per favore, no. Erri De Luca che parla di vino è come togliere al vino la leggerezza della notte. E viene subito voglia di annegare in un aereo, zuccheratissimo mojito. P.S. in alternativa, si può dimenticare Erri con un molto aereo cocktail servito nei roof garden di Manhattan: Air mail : 2/3 di rum, 1/3 succo di limone, 1 cucchiaio di miele. Shakerare e servire.

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