Lapo Elkann: voglio diventare l'imprenditore della solidarietà

Fabiana Giacomotti

“Sto coinvolgendo tutte le grandi aziende con cui collaboriamo, da Hublot a Walt Disney, in progetti di donazione. Senza cuore, non si vince”

Sostenere la fiducia collettiva è fondamentale per la solidarietà sociale, scriveva qualche settimana fa, sul Wall Street Journal, Henry Kissinger, interrogandosi da par suo sui pericoli di una politica divisiva e la mancanza di uno “scopo nazionale definitivo”. Dunque ci siamo rivolti a un quarantenne che ha avuto la fortuna di fargli da assistente all’epoca della Commissione sull’attacco alle Torri Gemelle, per capire quanto ottimismo sia necessario sprigionare per attraversare questa benedetta fase 2 di incertezze, voglia di ripiegamento su se stessi accompagnata da brevi sprazzi di agorafobia e, male tutto italiano, senso di impotenza da eccesso di burocrazia. Lo spunto per chiamare Lapo Elkann ce l’ha dato un affaccio più lungo del solito dalla finestra di via Fiori Chiari e dove abbiamo visto un paio di operai trafficare attorno alla nuova insegna di una boutique di Italia Independent, la società che ha fondato nel 2006 e che ha quotato nel 2013 nel segmento AIM di Borsa italiana come gruppo di imprese variamente declinate nell’applicazione della creatività – che è poi il suo vero lavoro da quando, quasi vent’anni fa, applicò uno storico logo Fiat sulle felpe, svecchiandone l’immagine presso i giovanissimi. Non è ancora chiaro quando si apriranno le porte di questo nuovo, e unico, flagship store del marchio di occhiali e accessori che ha appena stretto un accordo quinquennale con Cristiano Ronaldo e che studia un servizio di test digitale dei suoi modelli. Che qualcuno abbia voglia di aprire un nuovo negozio, mentre tutti gli imprenditori del commercio studiano una strategia per disfarsi dei propri, ci è parsa però una bella espressione di entusiasmo. Elkann rafforza l’impressione sull’ottimismo come panacea contro i mali di cui sopra, dice che l’Italia ha “forti doti di resilienza” già ampiamente dimostrate nel corso dei secoli, e vi aggiunge il carico del sentimento. “Amore e generosità” come chiave di interpretazione del nuovo mondo, che è un po’ quanto ci dicevano qualche settimana fa la trend forecaster Li Edelkoort e l’amministratrice delegata della società di ricerca mondiale Wgsn, Carla Buzasi, inquadrandoli però come strategia di marketing: il marketing della restituzione, del give back di cui, non a caso, nelle ultime settimane tutti i grandi gruppi del lusso hanno dato prova.

 

Al nipote di Gianni Agnelli, il marketing dei sentimenti fa abbastanza orrore: “Sono nato buono, non posso essere altrimenti. Io credo davvero nella forza e nella circolarità del bene. Sogno di diventare l’imprenditore della solidarietà”, dice da Lisbona dove si trovava al momento del lockdown e dove è rimasto, raccogliendo in un mese 650 mila euro e “tonnellate di generi alimentari” grazie alla campagna di selfie pro bono “never give up” promossa dalla sua fondazione, Laps, che è un richiamo al suo nome ma anche al concetto di “giro”, di circolarità in inglese. I proventi, sostenuti anche da Santander, sono andati alla Cruz Vermelha, così come alla Croce Rossa sono stati destinati quelli raccolti in Italia: supporto immediato, economico e alimentare, alle persone e alle famiglie di difficoltà, nella modalità elicottero che l’Italia dei mille sospetti e delle scartoffie impedisce non solo di applicare, ma di concepire. Se le attività del gruppo Italia Independent Group necessitano di aggiustamenti continui e il nuovo piano, al 2024, stima una crescita dei ricavi fino a 42 milioni e un ritorno all’utile dal 2021, quelle no profit dimostrano invece una chiarezza di visione non comuni e coinvolgono tutte le attività del gruppo, dalla ristorazione e l’intrattenimento di Garage Italia fino alla comunicazione di Independent Ideas, il team creativo entrato a far parte del gruppo Publicis due anni fa. Al momento, sta elaborando un progetto-mascherine a favore dell’infanzia, che renderà pubblico a breve.

 

“Ho la fortuna di lavorare con un gruppo disposto a dedicare parte del proprio tempo ad attività pro bono. Sto coinvolgendo tutte le grandi aziende con cui collaboriamo, da Hublot a Walt Disney, in progetti di donazione. Senza cuore, non si vince”. La fissa di Lapo Elkann sono marchi del cuore, quelli che il grande pubblicitario Kevin Roberts definì molti anni fa i lovemarks. Lui li chiama “lovebrand”, e ha intenzione di rafforzare il contenuto amoroso del suo attraverso la cura del cliente, che si presenti in forma reale o virtuale. L’evoluzione del negozio da spazio di vendita a showroom, o ad atelier di servizi ad personam, sarà il grande quesito dell’epoca Coronavirus, insieme con la grande sfida: riaccendere il desiderio del possesso. “Bisognerà lavorare sull’eccellenza del servizio”. Anche questa, in un certo senso, è un’espressione di amore.

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