Raffaele Cattaneo (Foto LaPresse)

Di là dal bivio

Fabio Massa

Nella regione che fu del Celeste, Raffaele Cattaneo spiega la quasi ripartenza dei cattolici (no leader)

I cattolici, oggi, dovrebbero “resistere resistere resistere”, per dirla con Borrelli. Oppure, per stare in argomento, con più eleganza, alla De Gasperi: “Oggi si tratterà di sparire completamente sotto l’ondata o di sapere resistere al colpo. Nessuna preparazione materiale sarà sufficiente se ci mancherà quella spirituale”. Raffaele Cattaneo a volte si sente come l’ultimo giapponese in una regione d’Italia, quella tanto ricca e avanzata che sembra straniera, la Lombardia. Laddove si governava nel nome dei valori cattolici si sente più forte lo schianto di tutte le sigle e siglette, oggi ridotte all’inutilità completa. In tutto questo Repubblica titola che i cattolici devono scegliere se stare con Salvini o con il Papa. “La domanda è mal posta – spiega l’attuale assessore regionale all’Ambiente, Cattaneo – Comunque io non ho dubbi: i cattolici stanno con il Papa per definizione, sennò non sono cattolici. Ma dentro l’obbedienza alla chiesa ci sono poi le scelte politiche. E nell’urna queste dimostrano che non sempre i cattolici seguono il Papa”. Quindi, stanno di più con Salvini. Lei ci andrà mai? “Io sono alleato della Lega da molti anni, ho rapporti splendidi con leghisti anche autorevoli ma io non sono della Lega e non ci voglio entrare. Io non ho intenzione di cedere a una subalternità culturale, a una linea di pensiero che è legittima ma non è la mia. In molte delle cose che dice Salvini non mi riconosco. Rivendico la possibilità di assumere una posizione diversa. Se in politica non solo i cattolici, i liberal-riformisti, i moderati, non sono capaci di avere una posizione autonoma, allora vuol dire che siamo proprio messi male”.

 

In effetti proprio bene non stanno: i cattolici come rappresentanza in politica di fatto non esistono più. “Non c’è più l’unitarietà dei cattolici dal 1992. La Dc è stata distrutta e dunque i cattolici non sono più stati in una formazione unica, seppur con tante sensibilità diverse. Finita quell’esperienza a causa di Tangentopoli, è nata un’altra esperienza politica, ovvero Forza Italia. In cui però era facile per molti cattolici riconoscersi. E’ nata la Margherita, e il Ppi, e poi il Pd. I cattolici si sono divisi in due in una logica maggioritaria, poiché bipolare. Ma oggi lo scenario è più articolato, multipolare, con forte volubilità di consenso”. Però di esperimenti cattolici neanche a parlarne. “Dal punto di vista delle sigle, non ce ne sono. I partiti sono tutti indeboliti, e neppure il Popolo della famiglia, che si è richiamato a battaglie tipiche dei cattolici, ha raggiunto risultati migliori dello zero virgola. Tanto più che dobbiamo superare un problema di un essere cattolici tutto simbolico, il richiamo a feticci. Da una parte il rosario sventolato, dall’altra l’ong. I due estremi, rosario e Carola, non sono molto diversi”. Scenario a tinte fosche, e non si vede luce. “Non bisogna fare l’errore di pensare che visto che i cattolici non hanno una forza politica unitaria, o comunque molto visibile, vuol dire che sono diventati insignificanti. Anche perché la chiesa c’è ancora, dal Papa alle presenze sociali e capillari per la tenuta della nostra società. La solidarietà, il Banco alimentare, il forum delle famiglie, tutto quel lavoro ha una grande capacità politica, anche se sta un passo indietro rispetto alla politica di schieramento – spiega Cattaneo al Foglio – In più sta germinando la consapevolezza, anche dentro la chiesa, che il tema dell’impegno politico non può essere trascurato. Dopo anni di presa di distanze dalla politica, ora si sta cambiando. Si sta tornando a parlare di politica. Tutto questo florilegio di attività sociali, dall’altra parte, interroga la politica. In modo trasversale e non collaterale”.

 

Di voti, però, pochini. “Per ora tutto questo non porta voti. Però crea terreno fertile. Questo è importante per me, che ancora faccio politica. C’è bisogno di qualcuno che custodisca il seme per poi seminarlo e far germinare una spiga. Io non penso che il campo sia già fertile, oggi, ma penso che dopo questa sbornia di leaderismo, da Berlusconi a Renzi, a Salvini e Di Maio, probabilmente ritornerà la consapevolezza che occorre di più una politica che sia figlia dei corpi intermedi che rappresentano la gente”. E Massimiliano Salini? E’ il nuovo coordinatore regionale di FI, e ha fatto un lungo pezzo di strada insieme a voi. “Tutti quelli che oggi stanno facendo una esperienza politica e che hanno imparato un po’ di mestiere politico, sono preziosi, per i cattolici. Lo è Salini come lo è ancora Lupi, come lo è ancora in Regione Del Gobbo, come credo di esserlo io. Ma ci sono tanti altri, come Fabio Pizzul, nel Pd. Come Dario Violi nei Cinque stelle. Altrettanto nella Lega: ci sono persone che hanno una esperienza radicata nel cristianesimo. La cosa più sbagliata che possiamo fare adesso è fare la corsa a chi è il leader. La forza del cattolicesimo è sempre stata quella di costruire leadership plurali”.