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Quanto valgono le amministrative di domani?

Sinistra spesso divisa, destra un po’ meno. I test territoriali nei capoluoghi lombardi 

25 Maggio 2019 alle 06:00

Quanto valgono le amministrative di domani?

(Foto LaPresse)

Bastano due numeri per capire il poco appeal della politica. A livello locale, anche. Il primo numero è 200, il secondo è 5. Su quasi 1.000 comuni al voto in Lombardia (per la precisione, 990), un quinto ha un solo candidato. Unico. E in cinque casi, non si è semplicemente presentato nessuno per fare il sindaco. Fare il sindaco è un lavoro ingrato. Nei piccoli centri lo stipendio è inferiore a quello del portiere del Comune (mille euro, più o meno). E nei grandi centri, dove l’emolumento è più alto (ma poco più di 2.000 euro al mese), l’avviso di garanzia è dietro l’angolo e le proteste e le polemiche davanti alla porta. Le Europee contano, ma in Lombardia il 65,7 per cento dei comuni rinnoverà la guida. E l’indicazione complessiva conterà anche questa. Cinque anni fa fece il pieno il centrosinistra. Questa volta è difficilissima, ma se nascerà un leader per il Pd, forse sarà proprio da uno dei candidati sindaci in campo questa volta.

 

BERGAMO - Giorgio Gori si era candidato alla guida di Regione Lombardia incassando un risultato sotto le attese. Si era subito dimesso dal Consiglio regionale e rimesso in marcia dalla sua città. Ha macinato i chilometri. Il suo avversario ha però il centrodestra unito e compatto. Giacomo Stucchi, leghista della prima ora, dopo tanta indecisione sulla sua candidatura (è arrivata molto in ritardo rispetto ai primi rumors), se la gioca punto a punto. Gori pare molto ottimista, nonostante due segnali di allerta: la competizione lombarda e pure la scorsa tornata amministrativa. Si fermò infatti a cinque punti da quota 50, malgrado il traino mostruoso di Matteo Renzi. Se questa volta, nonostante la debolezza generale del Pd, riuscisse nell’impresa di vincere al primo turno, riparerebbe l’errore della candidatura alle regionali e potrebbe tornare ad avere aspirazioni nazionali.

 

PAVIA - Un dato racconta la forza della sinistra nei capoluoghi. Malgrado tutto, ad oggi la Lega governa zero capoluoghi di provincia. Forza Italia uno. E pure nell’ultima tornata elettorale, nel pavese, lo zoccolo duro era duro assai: 35-38 per cento. Tuttavia pare proprio che per Pavia questa volta sia mission impossible per Pd e soci. Non fosse altro che Massimo Depaoli, sindaco uscente, è stato sfiduciato poco prima della fine del suo mandato. E quindi si ricandida proprio in opposizione al Pd, che schiera una professoressa, Ilaria Cristiani, appoggiata dai Dem, da + Europa e da una lista civica. Sempre a sinistra Paolo Cattaneo, di Rifondazione. Stefano Spagoni, del movimento di Pizzarotti, Italia in Comune, non va con + Europa (con cui c’è invece l’alleanza alle Europee). Vincenzo Nicolaio è l’uomo del M5s. E poi c’è Fabrizio Fracassi: sostenuto dal centrodestra unito. Leghista, Fracassi è stato nella giunta di Alessandro Cattaneo che a sorpresa aveva perso le elezioni per la riconferma cinque anni fa. Nelle urne ogni cosa può succedere. Ma la più probabile è che Cattaneo si possa prendere una bella rivincita.

 

CREMONA - Qui c’è Forza Italia, nella persona dell’ex consigliere regionale Carlo Malvezzi, che sfida il sindaco uscente Gianluca Galimberti, appoggiato da sei liste con in testa il Pd. E anche qui la sinistra va divisa: ci sono Francesca Berardi con una civica e Alberto Madoglio per Alternativa comunista. Ma anche la destra ha varie derivazioni: c’è CasaPound con Diego Ratti e c’è Ferruccio Giovetti con una civica. Il M5s schiera Luca Nolli. 

 

MILANO - Infine, la Città metropolitana. Ogni comune ha la sua storia, ma tutti insieme sono molti i segnali dell’umore dell’elettorato. In una situazione che, a livello macroscopico, ha già segnalato una sorta di “accerchiamento” del centrodestra alla roccaforte di sinistra del capoluogo. Ad Assago Domenico Raimondo proverà a tornare ad amministrare il comune retto per oltre due decadi da Graziano Musella di Forza Italia (che non si può ricandidare: correrà Lara Carano). Poi ci sono Cesano Boscone, Trezzano sul Naviglio, Cormano e Cornaredo. Tutti retti dal centrosinistra. Ognuno però alle prese con la debolezza estrema del partito.

 

E infine i due comuni più rappresentativi, con oltre 40 mila abitanti. Di centrodestra Paderno Dugnano, di sinistra Rozzano. Paderno schiera due candidati di centrodestra: Gianluca Bogani della Lega e Alberto Ghioni. Bogani ha dietro di sé la coalizione unita. Ma Ghioni ha l’ex sindaco Marco Alparone, di Forza Italia e oggi in Consiglio regionale. Non una frattura da poco. Il Pd schiera invece Ezio Casati, già segretario del Pd milanese, già parlamentare. E soprattutto sindaco per due mandati, anni fa. A Rozzano, l’ultima Stalingrado, la sinistra governa da sempre. Ma questa volta sarà difficile per Barbara Agogliati, il primo cittadino uscente. La volta scorsa sottoperformò rispetto all’exploit di Renzi alle Europee. Piccoli segnali, ma importanti. Ma questa volta avrà contro l’ex segretario del Pd Marco Macaluso, che potrebbe essere l’outsider. E soprattutto Massimo D’Avolio, l’ex sindaco della quale lei era il delfino (ma tra i due è poi sbocciato l’odio). La sinistra radicale, nella Stalingrado del sud Milano, ha scelto di non correre.

Fabio Massa

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