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Quel vago senso di assedio della sinistra che ora è una realtà

Dopo le ultime amministrative si è compiuto l’accerchiamento politico del “modello Milano” 

30 Giugno 2018 alle 06:00

Quel vago senso di assedio della sinistra che ora è una realtà

Il sindaco di Milano, Beppe Sala (foto LaPresse)

Quel vago senso di assedio, che la sinistra – leggi soprattutto Partito democratico – aveva iniziato sperimentare dopo il referendum costituzionale in cui Milano era stata una delle poche città a esprimersi per il Sì, dopo le elezioni del 4 marzo, in cui soltanto nel centro di Milano il Pd aveva tenuto, dopo la sconfitta pesante di Giorgio Gori alle elezioni regionali sì è fatto, dopo il ballottaggio delle ultime amministrative, una certezza drammatica. Soprattutto per Beppe Sala e la sua giunta, che ha chiuso i primi due anni di attività.

 

Anche Cinisello Balsamo, la piccola Stalingrado accanto a quella, già caduta un anno fa, di Sesto San Giovanni, ha cambiato colore. Il nuovo sindaco è un leghista, si chiama Giacomo Ghilardi e ha vinto con un sonante 56,25%, staccando di netto la sindaca uscente del Pd, Siria Trezzi, ferma al 43,75%. Con questo, l’accerchiamento politico del “modello Milano” tanto caro alla sinistra è compiuto. Che farà la sinistra, adesso? In sintesi, il dato su cui riflettere è questo: Cinisello, ex periferia industriale, non è un Bronx, non è una zona in crisi economica. Anzi, è una delle aree di miglior sviluppo della nuova imprenditoria, dinamica e con aziende di grande proiezione internazionale e con una qualità della vita non più da suburbio.

 

A Cinisello non ha “vinto la paura”, anche se i problemi di immigrazione e sicurezza certo non mancano. Ha vinto la sfiducia del ceto medio e produttivo verso una politica che, se pure ha portato benefici, non è in grado da tempo di intercettare il “sentiment” della popolazione. Un problema di fondo del “renzismo”, che nell’intervista che proponiamo ad Andrea Tavecchio prova a metter a fuoco, ponendo qualche domanda proprio al “modello Milano”. Beppe Sala ha parlato, nei giorni scorsi, dei suoi primi due anni da sindaco, tra progetti partiti – non molti in realtà, soprattutto nelle periferie – progetti che stanno per partire e nuove idee. Ma il tempo ora stringe, Sala lo sa per primo. Non basta opporsi a parole all’Uomo Nero, perché Matteo Salvini è oggi il politico che più interpreta il “sentiment” degli italiani. Ed è, guardacaso, un milanese. Sta puntando, lo sappiamo, al bersaglio grosso: diventare in futuro premier a Roma, a capo di un partito di maggioranza. Ma, inutile nasconderlo, ha anche un piano B, che i capi litigiosi del Pd al momento non hanno: potrebbe puntare la prossima volta alla poltrona di sindaco di Milano. E non sarebbe il ritorno dell’ex centrodestra riformista. Sarebbe una rivoluzione politica. Meglio pensarci per tempo.

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Commenti all'articolo

  • CohleandHart

    30 Giugno 2018 - 23:11

    Sala é lo zero assoluto. Un politico senza spina e senza qualità che é anche ingrato verso letizia moratti. un burocratino di quart’ordine che campa di rendite del lavoro altrui (sempre la moratti). é stato eletto e vive dei voti dei miliardari del centro storico quindi non rappresenta nessuno.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    30 Giugno 2018 - 17:05

    I cosiddetti “sentimenti” della popolazione non sono altro che un mix di percezioni, di sensazioni, di desideri e di aspettative non più filtrate e composte dal collante dell’ideologia. E’ costume corrente e diffuso rifugiarsi nell’immaginario. La cultura di sinistra in genere, ma Milano è patognomonica, non ha più immaginari attrattivi da proporre. Quelli proposti sono da sinedrio e, lì nascono e lì s’esauriscono. Quello che l’intellighenzia di sinistra non vuole, o non può capire, è che tanti suoi elettori l’hanno abbandonata perché stufi della solita minestra riscaldata. Semplice. evidente ma, in quanto tale terribilmente complesso. Chiama in causa le sue perenni divisioni culturali interne. Poi, esegizziamo pure.

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