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La nuova destra, la sinistra, il governo, Sala e Milano. Visti da Albertini

In una fase come questa "il nostro paese deve muoversi con autorevolezza dire di no al presidente e non consentire neppure la scrittura di nuove regole vuol dire non essere responsabili". Parla l'ex sindaco di Milano

13 Maggio 2018 alle 05:11

La nuova destra, la sinistra, il governo, Sala e Milano. Visti da Albertini

Foto LaPresse

"Sono un pensionato, ma la mia vita non è cambiata di molto”. Per Gabriele Albertini non vale Chesterton (“Ai giorni nostri, la parte peggiore del lavoro è ciò che capita alla gente quando smette di lavorare”). Lui è analitico come al solito. Disegna nei suoi discorsi ampie parabole, citazioni. Vola a centri concentrici sull’argomento, avvicinandosi per gradi logici. Non aveva, da sindaco e da parlamentare europeo, fretta espositiva. Non ne ha oggi. “Continuo a fare seminari, conferenze, appuntamenti, vita di studio e di politica”. Mancano i viaggi per Roma. Ma ci si abitua. Tanto più che nella Capitale la situazione è sempre più travagliata e fluida. “Come la vedo? Intanto effettivamente siamo davanti a un episodio che non risulta essersi mai verificato nella storia dell’Italia repubblicana. C'è stato il pericolo che la legislatura non avesse neppure inizio. Per dirla grevemente, questo non è un aborto, ma una gravidanza isterica”. Tutti danno la colpa alla legge elettorale. “Io l’ho votata. Già allora avevamo ipotizzato che la legislatura successiva avrebbe avuto una grossa difficoltà a iniziare. Abbiamo pensato che si potesse liquidare il sistema maggioritario a fronte di una reale tripolarità. Ma in effetti la tripolarità ha reso il sistema elettorale inefficace.  Forse oggi il sistema migliore sarebbe il proporzionale”. Poi però, oltre alle tecnicalità, ci sono le responsabilità delle forze politiche. “Esattamente. Mi piace ricordare che i leader devono avere tre valori. La passione per il poter fare qualcosa per la collettività, passione per l’uso positivo del potere. Secondo la lungimiranza. Terzo la responsabilità. La passione c’è, perché tutti vogliono governare. Ma la lungimiranza? La responsabilità? Non credo. In una fase nella quale gli scenari da gestire sono molteplici, e il nostro paese deve muoversi con autorevolezza dire di no al presidente e non consentire neppure la scrittura di nuove regole vuol dire non essere responsabili”.  

 

Intanto il suo successore Beppe Sala ha proposto al Pd di riferirsi a 10 saggi per superare il renzismo. “Premetto che non sono del Pd, e che sia da sindaco, due volte, poi da deputato europeo e pure da deputato di Scelta civica e Ncd, non ho mai avuto iscrizioni ai partiti. Diciamo che sono sempre stato fuori dai partiti e dentro le istituzioni. Sala non è iscritto al Pd ma sta dimostrando di volersene interessare: giustamente, essendo il sindaco di una grande città ha diritto di dire la sua. Credo che Sala si muova saggiamente nella direzione di emendare Renzi”. Condivide il superamento di Renzi, dunque. “Io sono assolutamente convinto sostenitore di alcuni tratti della personalità di Renzi, e non solo perché gli ho fatto l’esame grafologico (ride, ndr). Parliamo un attimo di contenuti: il tentativo di sgravare il cuneo fiscale con gli 80 euro era giusto. Idem la riflessione sulla responsabilità dei giudici. Berlusconi, pur con tutta la sua aggressività, aveva lasciato di fatto le cose come stavano. Il problema è che Renzi non ha avuto un’altra qualità del leader, ovvero la capacità di incassare la sconfitta. Renzi ha interpretato il suo ruolo come fosse un sindaco, che via lui via tutti. Ma non funziona così”. Torniamo a Sala. “Sta cercando a correggere gli errori della leadership di Renzi. Non tanto nei contenuti, ma ad esempio criticando l’uso dei pretoriani che stanno attorno a Renzi. Però non penso che Beppe Sala sia antirenziano”.

 

Matteo Salvini è di Milano. La Milano moderata come vede l’opzione leghista, la cui onda monta sempre più forte? “I numeri sono conosciuti. Alle ultime elezioni comunali la Lega ha preso l’11 per cento e Forza Italia il 20. Debole la Lega, e debole il 5 stelle. Speriamo che sia vero anche in questo caso che la nostra città anticipa quel che succede nel paese. Le forze antisistema in una città ben governata hanno meno spazio. Speriamo che pure l’Italia abbia non solo le orecchie ma anche il pensiero al buon padre di famiglia più che al demagogo che suona il flauto e che si porta dietro persone inconsapevoli e superficiali. Il problema è che nella nostra società la chiacchiera da bar sui social diventa dottrina politica e viene messa in crisi la democrazia rappresentativa. Se guardiamo i curricula dei 5 stelle possiamo solo dire una parola: mediocrità”. E la Lega? “Anche qui si parte dal basso, ma almeno c’è un cursus honorum, che nel caso di Salvini è stato assai lungo. La differenza è questa. Per questo è più affidabile la Lega. La situazione è critica: vincono due forze antisistema. Ma il Movimento 5 stelle lo è antropologicamente, mentre la Lega lo è politicamente.  Quindi la Lega si può trasformare tanto da rendersi compatibile con una responsabilità di governo. Specie se si riuscisse a tirare questa legislatura fino alla fine nell’anno, in modo da andare alle elezioni Europee. Faccio un’ipotesi: magari a quel punto Berlusconi è ricandidabile e diventa a tutti gli effetti davanti al mondo un martire della magistratura italiana. E quindi non risorge soltanto: ma ascende al cielo. E allora l’ottantenne potrebbe avere una nuova vita e riequilibrare le forze con il giovane Salvini”. Finiamo su Milano: un giudizio su Sala. “Mi chiama a giudicare quello che io so essere un lavoro difficilissimo per il quale ho grande comprensione. Devo dire che dei tre che mi hanno succeduto credo che al momento sia il migliore. Anche se siamo all’inizio del primo mandato, e quindi bisogna aspettare per un giudizio definitivo. Sala mi sembra quello che mette insieme la capacità di essere manager e politico. Ha più proiezione nel futuro, e ha una maggioranza che è riuscita ad attenuare le componenti massimalista e ideologizzate”.

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