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Tutti i rom "invisibili" di Milano. Altro che ruspe, la Caritas spiega come stanno le cose

A Milano ci sono solo 2.700 rom sparsi in 134 insediamenti spontanei. Sono tutti presenti in aree periferiche, si trovano in più della metà dei casi in luoghi nascosti, marginali (e pericolosi)

18 Marzo 2018 alle 06:00

Tutti i rom "invisibili" di Milano. Altro che ruspe, la Caritas spiega come stanno le cose

Foto LaPresse

Il milanesissimo leader della Lega Matteo Salvini ha conquistato consensi parlando (anche, molto) di immigrati clandestini e di rom. La sua frase sulle “ruspe” rimane lì, nella memoria di molti. Salvini, ma non solo lui ovviamente, da tempo racconta Milano come se Milano e i territori più prossimi alla città fossero accerchiati, pronti al collasso. In realtà, non sembra essere proprio così.

 

A Milano ci sono solo 2.700 rom sparsi in 134 insediamenti spontanei. Sono tutti presenti in aree periferiche, si trovano in più della metà dei casi in luoghi nascosti, marginali (e pericolosi) in prossimità di Ferrovie, autostrade, fiumi, canali, aree abbandonate. Vivono in tende e baracchine costruite con lamiere e pezzi di legno. Questi campi hanno la caratteristica di mimetizzarsi nell’ambiente urbano. Gli insediamenti piccoli suscitano meno allarme sociale e quindi sono più raramente soggetti all’intervento delle forze dell’ordine. Non a caso il 50 per cento degli insediamenti più piccoli non è mai stato sgomberato nel periodo 2015-2017.

 

Una scelta di vita? Ma va la’, secondo la Caritas Ambrosiana, che ha commissionato uno studio durato tre anni all’Università Bicocca, “la polverizzazione e la precarizzazione degli insediamenti informali non sono il risultato di una scelta elettiva da parte dei rom o, in altre parole, l’espressione di una loro modalità di vita, ma rappresentano una strategia di sopravvivenza messa in atto dagli stessi rom”. In un convegno dal titolo “In-visibili, la presenza rom e gli insediamenti spontanei”, organizzato da Caritas Ambrosiana lo scorso martedì sono stati presentati i dati raccolti dall’Unita mobile dell’Osservatorio Rom. Il lavoro d’indagine compiuto da un’equipe di 5 operatori con uscite periodiche settimanali si è concluso individuando appunto i 134 insediamenti spontanei, con la loro popolazione complessiva di circa 2.700 persone. Si vive in gruppi di non più di 15 rom (e comunque non superiori a trenta), appartenenti tutti alla stessa famiglia o a famiglie legate da rapporti di amicizia. Ma – secondo la Caritas – questa condizione di estrema precarietà abitativa e sociale è stata superata quando alle famiglie rom sono state offerte delle concrete opportunità. L’integrazione è possibile e quindi desiderata dagli stessi rom, dicono i ricercatori. “Quindi i rom non sono marziani e vanno trattati come gli altri migranti e quindi inseriti nelle politiche abitative previste per i soggetti più deboli a prescindere dalla loro nazionalità, appartenenza religiosa. Ci sono esperienze positive messe in campo dal Terzo settore che confermano un’integrazione possibile. Sui rom Milano ha abbandonato la retorica dell’emergenza. Servono però progetti mirati e continuativi e incentrati sulla dignità delle persone”, ha ribadito Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana. Ora si attende la politica, che in Lombardia, e nelle periferie di Milano, ha detto la sua.

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