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Il legno e i suoi derivati: un futuro di solide prospettive

Chiacchierata con Emanuele Orsini, a capo di FederlegnoArredo. In vista del Salone del Mobile, e non solo

25 Febbraio 2018 alle 06:04

Il legno e i suoi derivati: un futuro di solide prospettive

L'edizione del 2016 del Salone del Mobile di Milano (foto LaPresse)

E’ un piccolo grande miracolo italiano quello che tiene assieme il talento di Vico Magistretti o Philippe Starck, con la maestria di un giovane falegname brianzolo, che lavora la materia prima di un tavolo di legno massello. Un settore che tiene insieme i grandi brand del design dell’arredo che esportano e le aziende, in media piccole, che ci mettono i mobili in casa, costruiscono infissi o grandi strutture in cui è il legno a farla da padrone. Un miracolo che porta ogni anno in Cina 450 milioni di euro di mobili e oggetti di design, realizzati in Italia. “Perché bisogna imparare ad aggredire il mercato cinese senza aspettare di essere aggrediti”, spiega Emanuele Orsini, da un anno al timone di FederlegnoArredo, 320 mila addetti, un fatturato di 41 miliardi frutto del lavoro di 79 mila aziende. Il 16,5% delle imprese industriale italiane; l’8% della forza lavoro nazionale; il 5% del Pil industriale. Senza parlare dell’indotto che offre lavoro ad altre 15.500 che si dedicano alla distribuzione dei mobili con altri 48 mila addetti.

 

Dal 17 al 22 aprile torma a Milano il Salone del Mobile, evento di rango mondiale per l’industria e il design, patrocinato proprio da FederlegnoArredo. Ma che è anche la vetrina e lo specchio di un settore più ampio: quello che Orsini – modenese, 45 anni, primo presidente proveniente dall’area legno, dopo 35 anni di presidenze espresse dall’area arredo – ha bene chiaro in testa.

 

Il chiodo fisso di Orsini è la Cina, gioia tanta e qualche dolore. “Perché un problema che abbiamo è il ‘made in’, del quale nessuno parla più. Noi abbiamo aziende che investono in prodotto e innovazione, col rischio che la settimana dopo i cinesi copiando tutto, mettano in difficoltà il nostro mercato. Io vado in Europa e mi dicono che dobbiamo essere attenti al costo del lavoro, all’ambiente e che il prodotto deve avere uno scarso impatto. Poi arrivano i cinesi che sbarcano tonnellate di prodotti che delle garanzie che per noi sono un dogma, proprio non se ne occupano. Credo che dobbiamo tutelare il prodotto italiano”. Ma poi c’è l’altra faccia della medaglia: “Per andare in Cina serve un prodotto di alto livello, ci sono già 90 brand italiani che hanno negozi in Cina, poi abbiamo creato il Salone satellite a Shanghai, aperto ai giovani designer cinesi, una grande opportunità anche per le aziende italiane”, spiega Orsini.  La seconda edizione del Salone del Mobile.Milano in Cina si è svolta con successo nel novembre scorso allo Shanghai Exhibition Center, location prestigiosa su un’area di circa 4.000 mq e ha proposto, come sempre, il meglio del design e del mobile italiano. Ma è ovviamente il Salone del Mobile.Milano, a riproporre il valore del brand Milano. “Il 70% delle aziende di FederlegnoArredo investono il 2% in ricerca e sviluppo. E quest’anno l’evento più importante del Salone lo faremo fuori dalla Fiera, si chiamerà ‘Quattro stagioni’ e sarà realizzato in centro, un modo nuovo di comunicare il nostro lavoro”, spiega Orsini, al di là di quel particolare rapporto con la città che è ormai consolidato dagli eventi del FuoriSalone, che vivono di vita propria. “Una città come Milano è di livello europeo, ma il brand Milano può ancora crescere. La sfida mi pare sia migliorare anche le periferie. Il Salone ha incluso nel proprio logo ‘Milano’ anche perché quando andiamo a Shanghai non possiamo togliere luce a Milano: il Salone è Milano. Ma Milano è l’Italia”. Milano e la moda, Milano e il design, con la sua cattedrale mai nata. “Per noi – prosegue il patron di FederlegnoArredo – è fondamentale che sia fatto un museo del design e dobbiamo farlo a Milano, è ovvio. La Triennale potrebbe fare molto, in particolare oggi, con un talento come quello dell’architetto Stefano Boeri. Con lui stiamo facendo una bella mostra al Mall, a Porta Nuova, che sarà uno dei pezzi migliori del FuoriSalone di quest’anno. Per noi è fondamentale il museo, e siamo anche disponibili a dare una mano e a metterci in gioco”. Orsini, da buon modenese, fa un paralleo col gioiello di Maranello: il Museo Ferrari. “Ha un indotto di 290 mila persone in un anno, è un prodotto vincente per l’economia del territorio. Ci crediamo e crediamo che il museo del design vada fatto qui, con la collaborazione del ministero della Cultura, della Regione, del Comune, con gli stakeholder più importanti. E la Triennale può essere capofila”.

 

Il Salone del Mobile.Milano (17 al 22 aprile) da parte sua non tradirà le attese: più di 300 mila i visitatori lo scorso anno da più di 165 paesi, 2.000 espositori che occuperanno un’area espositiva superiore ai 200.000 metri quadrati. “Lo spirito che vuole guidare questa edizione – insiste Orsini – è una rinnovata idea di sistema, in perfetta armonia con la migliore tradizione milanese che unisce impresa e ricerca stilistica, industria ed estetica. Una storia che inizia nel 1961, quando una piccola schiera di mobilieri sotto l’egida di FederlegnoArredo decide di dare vita a una fiera senza equivoci né confusioni. Da allora Milano e il suo Salone hanno finito in fretta per somigliarsi, e insieme rappresentare il più recente fenomeno continuativo della storia italiana”.

 

Ma non c’è solo il design e l’arredo, nell’idea “di sistema” che connota la visione di Orsini. “Noi dobbiamo arrivare, in quanto federazione che rappresenta una part così importante dell’industria, direttamente alla politica: ma per per dire cosa ci serve, cosa fa sistema. L’esempio dei bonus racconta bene quello che vogliamo. Il bonus ci ha dato 1 miliardo e 800 mila euro. Ha sostenuto il settore, l’occupazione. Negli ultimi 4-5 anni abbiamo incrociato una politica che ci ha ascoltato”. Perché non si vive di solo design: “Nella nostra organizzazione abbiamo anche chi costruisce porte e finestre, o pavimenti, per il noi il motore dello sviluppo è l’edilizia. Quel che serve è un elettroshock nel settore delle costruzioni. Con Ance ad esempio c’è oggi un rapporto strettissimo, perché assieme possiamo indicare quali scelte servono”. Si guarda avanti: “Da oggi al 2020 perderemo, per pensionamento, 24 mila persone. ma ne entreranno 31 mila. Avremo un ricambio generazionale del 10% e bisogna pensare alla loro formazione”. A Lentate sul Seveso c’è un centro di formazione che forma 240 ragazzi ogni anno, con stage disegnati direttamente dalle imprese e dunque con la garanzia di un impiego a tempo indeterminato. Un altro esempio del guardare avanti: bisogna sfruttare meglio il patrimonio boschivo, che ha una regolamentazione che ea vecchia di decenni. Colrisultato che l’Italia importa legnami per 8 miliardi l’anno, e non sfrutta i suoi boschi, trascurando così anche il territorio, coi disastri che conosciamo. “Servono nuove linee guida sul prelievo forestale”, insiste Orsini. Perché il design è ciò che sostiene l’export, ma l’importanza della pioppicoltura, anche se se ne parla di meno, è una risorsa di sistema per il futuro.

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