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Divani a Milano

Vladimir, artista russo di strada, e altre storie del popolo di Couchsurfing, assai radicato qui

25 Febbraio 2018 alle 06:12

Divani a Milano

Vladimir Nakhimov si presenta verso le nove di un venerdì sera. Arriva da Como. Il giorno prima era stato in Svizzera. Da casa, che vuol dire San Pietroburgo, è partito un settimana fa. Con il traghetto è giunto in Finlandia e poi ha proseguito in treno. A dire il vero sono in due, lui e Antonio, la sua marionetta, costruita con le sue mani. “E’ il mio alter ego. Siamo identici, anche nelle scarpe giallo canarino”. Quando non è in scena insieme a Vladimir, Antonio viaggia in quell’enorme zaino (“anche questo progettato da me”) che Vladimir si porta in spalle. Alto un metro e mezzo, pesa 15 chili ed è pieno della sua attrezzatura. C’è uno strumento che somiglia molto a una balalaika ma non lo è, una specie di flauto, delle nacchere e altro ancora. Vladimir, che di anni ne ha 56, è un circense. “Quando ancora c’era l’Unione sovietica, lavoravo in un teatro di Leningrado, costruivo marionette, anche se ho un diploma di tecnico del film. Una volta aperte le frontiere ho mollato tutto e ho iniziato a viaggiare. Per mantenermi mi sono reinventato artista di strada. Sono anni che due volte all’anno mi metto in viaggio per l’Europa”. A Milano e in Italia non è arrivato però solo per i suoi spettacoli. L’avevano ingaggiato diverse scuole e centri culturali russi per il carnevale. Poi proseguirà per Firenze, Montecatini, prima di spostarsi in un altro paese. Per dormire si affida al portale Couchsurfing, attraverso il quale si può chiedere ospitalità in loco. Un modo niente male che permette all’ospite e a chi lo ospita di conoscere gente da tutto il mondo.

 

“Dire che Couchsurfing mi abbia cambiato la vita sarebbe esagerato, ma di certo ha contribuito alla mia decisione di cambiare vita” racconta Maurizio Mangano, in un locale di Milano a uno degli incontri che Couchsurfing organizza regolarmente. Maurizio, anche lui già oltre la cinquantina (ma si tratta di pura coincidenza, l’età media dei “surfisti del divano” è molto più bassa) fino all’altro lavorava nell’ufficio pubbliche relazioni di una grande azienda. Ora invece è in partenza per San Pietroburgo (anche questa una coincidenza). Maurizio ha deciso di tagliare i ponti, di trasformare la passione per la fotografia in un mestiere, grazie al quale realizzare il suo vero sogno, cioè fare volontariato in zone più o meno remote del mondo a favore di bambini ammalati di tumore o che vivono per strada. I primi passi li ha già fatti, prendendosi delle aspettative, e l’anno scorso, in occasione della Giornata del fanciullo, ha esposto una serie di sue foto al Palazzo della Regione Lombardia. Couchsurfing è una filosofia di viaggio senza troppi paracadute, ci si rimette completamente alla disponibilità e curiosità della gente in loco. E ci si accontenta di un divano, a volte anche solo di un materassino per terra, basta avere un tetto sulla la testa e qualcuno con il quale fare due chiacchiere. E’ il modo in cui stanno viaggiando Bari e James, arrivati da Kuala Lumpur, di passaggio a Milano. In Malesia avevano un ristorante. L’hanno venduto per aprirne uno in Francia. Ma prima hanno deciso di girare per la Mitteleuropa, Trieste, Budapest, Praga e Vienna. Maurizio, iscritto dal 2007, è uno dei couchsurfer storici di Milano, città per la quale è stato anche “city ambassador” per poi diventare “country ambassador”. Nel corso degli ultimi dieci anni ha ospitato più di mille persone provenienti da ogni dove.

 

Couchsurfing è ovviamente un “concept” giovanile, ma ha una sua storia ventennale e questo ne fa un mondo variegato dal punto di vista sociale e generazionale.

 

L’idea di dare vita a questo modo di viaggiare era venuta, alla fine degli anni Novanta, all’americano Casey Fenton, allora studente, che voleva girare l’Islanda, ma a modo suo. Casey si era procurato gli indirizzi degli studenti dell’università di Reykjavik e aveva scritto a ognuno di loro, chiedendo se erano disponibili ad ospitarlo ognuno per qualche giorno. Aveva funzionato. Così, una volta rientrato negli States aveva deciso che d’ora in poi sarebbe andato in giro per il mondo solo così e, insieme a due amici, aveva progettato l’impresa. L’anno di battesimo di Couchsurfing è stato il 2000. Nel 2004 contava 200 mila iscritti, nel 2007 erano 400 mila, oggi, sono in tutto il mondo sono 11 milioni.

 

Una peculiarità della comunità milanese, insieme a quella di Roma la più grande in Italia, è quella di essere tra le più attive al mondo nell’organizzare anche incontri, degli aperitivi, per festeggiare qualche data o anniversario. E’ vero che a Milano ci sono altri meetup tra e con stranieri (Cheers4Fun, Good Fellas, InterNations), quello che distingue Couchsurfing è però l’offerta di l’ospitalità, che non di rado fa nascere amicizie durature (“a volte anche storie d’amore e addirittura matrimoni”, aggiunge Maurizio). E’ questa idea, di dare una mano e di ritrovarsi il mondo in casa, che rende la cosa diversa. Il che peraltro è anche un esercizio di fiducia da non sottovalutare di questi tempi. E mossa dalla fiducia è stata anche la ragazza lituana appena arrivata in città. Non avendo da dormire era venuta all’aperitivo, nella speranza di trovare chi l’ospitava per una notte. E grazie a Maurizio, così è stato.

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