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Onorio Rosati (Mdp) boccia il "referendum strumentale" di Maroni (e i sindaci Pd)

Per il coordinatore del movimento a Milano, rimanere da soli "è una via sbagliata. Servirebbe invece integrarsi di più con l’Europa e con il resto del nostro paese"

15 Ottobre 2017 alle 06:00

Onorio Rosati (Mdp) boccia il "referendum strumentale" di Maroni (e i sindaci Pd)

Onorio Rosati (foto LaPresse)

A parlare è Onorio Rosati, già segretario della Camera del Lavoro di Milano, poi in Regione nelle liste del Pd e ora in Articolo 1 - Mdp, coordinatore del movimento a Milano. Gli chiediamo di schierarsi nella discussione sul referendum lombardo voluto da Maroni. “Considero quella del referendum per la maggiore autonomia della Lombardia, decisa dalla maggioranza di centrodestra insieme al M5s, una scelta strumentale, inutile e molto costosa. Strumentale perché di fatto, per la sua tempistica, rappresenta volutamente l’avvio della campagna elettorale del centrodestra per le regionali. Inutile perché le procedure previste in Costituzione dall’art. 116, terzo comma, relative al riconoscimento di una maggiore autonomia non hanno bisogno del ricorso allo strumento referendario. Mentre invece richiedevano, cosa non fatta, il coinvolgimento preventivo da parte della regione Lombardia e del sistema delle autonomie locali. Inutile perché, cosa ancora più importante, al di là del risultato, nulla di quanto viene detto dalla propaganda, fatta dalla giunta Maroni con i soldi dei contribuenti, si potrà effettivamente realizzare, a cominciare dal potersi trattenere una percentuale maggiore del residuo fiscale in regione. Costosa, inutilmente costosa, perché questo referendum toglierà dalle tasche dei contribuenti lombardi più di 55 milioni”.

 

Molti sindaci del Pd hanno scelto di votare Sì. Che ne pensa? “Considero la scelta fatta da alcuni sindaci lombardi del centrosinistra una scelta sbagliata che rischia di rispondere più a un disegno tattico che a un vero convincimento politico. Rischiamo di fare confusione tra i cittadini e tra i nostri elettori. Per vincere le prossime elezioni in Lombardia sarà necessario presentare un programma, dentro un alleanza che sia radicalmente alternativo nei contenuti e nel sistema dei valori di riferimento, rispetto a quello delle destre. In tal senso la scelta di questi sindaci la considero inopportuna”.

 

L’equazione Lombardia-Catalogna può apparire una forzatura. Come la valuta? “Non credo, mi auguro di no. Qui siamo in presenza di un referendum, quello lombardo-veneto, che pur non essendo espressamente richiesto dalla nostra Costituzione non è illegale come viene considerato invece, dalle autorità spagnole, quello della Catalogna. Qui nessuno parla di indipendenza, almeno pubblicamente ma tutto viene fatto nell’ambito dell’unità nazionale. Anche per questo bisognerebbe consigliare a molti leghisti di non dire, a riguardo, eccessivi strafalcioni”.

 

Come spiega che siano le regioni più ricche e dinamiche a chiedere maggiore autonomia? “È sempre stato così. Soprattutto nei periodi di crisi come quello che ancora stiamo attraversando, in Europa, si registrano il rafforzamento di spinte e pulsioni di carattere indipendentistico e autonomistico, da parte dei territori geograficamente, economicamente e socialmente, più forti. A partire naturalmente dalla leva fiscale e da quella del trasferimento delle risorse. È una via sbagliata, è una scorciatoia, pensare che gli effetti della globalizzazione neoliberista si possano affrontare meglio rimanendo da soli. Servirebbe invece integrarsi maggiormente con l’Europa da una parte e con il resto del nostro paese dall’altra ma su questo tema ci sono responsabilità politiche, per le cose non fatte, in questi anni, da parte di tutti. Per queste ragioni come Art 1 - Mdp in Lombardia stiamo facendo, insieme ad altre forze politiche ed associazioni di sinistra, una campagna di controinformazione sul territorio per spiegare le nostre posizioni, e per orientare i cittadini verso la non partecipazione al voto. La partita è infatti legata alla percentuale dei votanti, essendo l’esito del voto, per la caratteristica del quesito, assolutamente scontato. Io, personalmente, il 22 ottobre non andrò a votare”.

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