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Giuseppe La Scala, avvocato del Diavolo

Studio legale importante sul fronte Npl, e frontman dei piccoli azionisti del Milan

8 Ottobre 2017 alle 06:12

Giuseppe La Scala, avvocato del Diavolo

Da sinistra Marco Amato Direttore del Museo del Milan, al centro Marco Boscolo lo scopritore dello Statuto e L'Avvocato Giuseppe La Scala azionista del Milan (foto LaPresse)

Ha origini siciliane, è nato a Torino (57 anni fa), vive a Mandello sul Lario, lavora da sempre (1991) a Milano, ma il suo buen retiro è San Siro: lo stadio, non il quartiere residenziale. Potesse, dormirebbe negli spogliatoi del Milan e riceverebbe i suoi clienti sul prato del Meazza, magari ogni due settimane, quando in casa gioca il club rossonero del quale è grandissimo tifoso, vice-presidente e front-man dell’Associazione piccoli azionisti (hanno lo 0,07%, lui solo 100 azioni che valgono poco meno di 5 euro), ma anche e soprattutto tenutario, alla modica cifra di 93.750 euro (come da aggiudicazione all’asta, da Bolaffi, il 14 dicembre scorso), dello statuto originale del Milan Football & Cricket Club (data di nascita ufficiale 16 dicembre 1899). Giuseppe La Scala, in definitiva, è un fior di avvocato, specializzato in diritto bancario, finanziario e commerciale, nonché in ristrutturazioni aziendali, titolare e fondatore di uno studio che conta oggi 240 persone (140 legali) con sedi in mezza Italia e tra i più titolati quando si parla di npl, i non performing loans, uno dei business più succulenti del mercato italiano.

 

Un professionista a tutto tondo, che in tribunale o in studio non fa sconti, ma che appena sveste la toga e indossa i panni del tifoso milanista cambia pelle. E non le manda a dire a nessuno. Come dimostrano certi tweet pure recenti. Fino allo scorso anno il bersaglio preferito di La Scala era Adriano Galliani, il plenipotenziario di Silvio Berlusconi sulla tolda di comando rossonera, reo secondo l’avvocato di una gestione deleteria soprattutto negli ultimi 5 anni: nell’aprile 2016, quando il Milan doveva approvare conti non certo brillanti (perdita di 89 milioni su un fatturato di 217 milioni), aveva pubblicamente parlato, in assemblea, di società tecnicamente fallita arrivando a bollare come “minchioni”, secondo quanto riportato anche dalla Gazzetta dello Sport, il management, quindi di fatto quello che è comunemente riconosciuto come lo Zio Fester del calcio italiano. Ora invece con l’arrivo dei cinesi, o meglio del solo Yonghong Li, supportato dall’hedge fund americano Elliott (ha prestato 300 milioni in tutto), pare sia sbocciato l’amore dei piccoli azionisti del Milan, ma il buon La Scala non ha perso tempo nel dare una sua stoccata. Quando nel marzo scorso pareva che la cordata Sino Europe Sports fosse a un passo dall’acquisto del club dalla Fininvest di Silvio Berlusconi – le cose non andarono poi così, perché la holding si spaccò e arrivò sulla scena la Rossoneri Sport Investment –, l’avvocato sbottò: “Sino Europe Sports si ritiri e Fininvest cerchi un altro compratore”, scrisse nella missiva inviata l’1 marzo come esponente dell’associazione dei tifosi-soci della squadra. Ed è stato uno dei promotori e finanziatori del progetto web Radio Rossonera e di una casa editrice, El Nost Milan, e su Twitter, dove conta 4.274 follower, si sfoga sparando ad alzo zero anche contro quel Viperetta, al secolo Massimo Ferrero, che grazie ai soldi dei Garrone governa la Sampdoria che ha sconfitto seccamente il Milan nonostante il divario della rosa, del monte ingaggi e del mercato estivo. Altro bersaglio, il quotidiano di Torino Tuttosport Niang. Sempre per difendere la squadra. Ma chissà cosa pensa, ora, a campionato iniziato e dopo la terza sconfitta in 7 giornate, di mister Montella e del patron cinese, già a caccia di capitali e di banche per allontanare lo spettro di Elliott (deve incassare 58 milioni di interessi in 18 mesi e ha in pegno sia il 100% del Milan sia della holding di Li), anche perché la quotazione è impossibile da definire con questi numeri di bilancio e la scalata alla conquista dell’accesso diretto in Champions League non è così facile né scontato.

 

Dimenticavamo, tra il serio (professione) e il faceto (calcio & tifo), La Scala ha promosso nel corso degli anni svariati progetti a sfondo sociale e culturale: dal supporto alla Fondazione Theodora (onlus che aiuta i bambini in ambito pediatrico ospedaliero) al sostegno alla missione Medici con l’Africa Cuamm (per la promozione e tutela della salute nel continente africano) fino alla Toogood Society, che sviluppa progetti di formazione a 360 gradi. Senza dimenticare poi le incursioni nel mondo finanziario e industriale visto che tra le altre cariche è presidente di Garnell sgr, una finanziaria attiva anche nel private equity che da un anno ha lanciato un fondo d’investimento, Agrifood One, assieme alla Slow Food di Carlin Petrini. Visto che allo stadio, anche per attenuare la tensione, qualche cosa toccherà pure sgranocchiare. Sarà che una delle operazioni più complesse che l’avvocato La Scala ha gestito, come ama ricordare, è stata la definizione del concordato preventivo del marchio Yomo, gli yogurt che nel 2004 finirono poi alla Granarolo delle cooperative (solo) rosse di Bologna.

 

Giuseppe La Scala, il prototipo di quello che si potrebbe denominare “l’avvocato del Diavolo”.

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