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La strategia per vincere al centro

A Milano l’arma segreta dei ballotaggi è “civica”, ma è a trazione centrodestra. Il Cav. lo sa. E il Pd?

15 Giugno 2017 alle 15:49

La strategia per vincere al centro

foto LaPresse

A parte qualche apparizione sporadica, Silvio Berlusconi non ha fatto campagna elettorale. Ha onorato l‘'’impegno con Dario Allevi, sua personale scommessa a Monza, scelto su consiglio del vicepresidente di Regione Lombardia Fabrizio Sala. Qualche video, qualche comparsata: ma nulla di più. Niente presenza massiccia e martellante in televisione. Una scelta casuale? Pensare che sia casualità l’operato di un bomber delle campagne elettorali, che dopo vent’anni vede ancora il gioco della politica nazionale scorrere nelle sue mani, è come credere che nel 1988 Van Basten segnò all’Unione sovietica per caso, con quel pallonetto beffardo disegnato al volo. Berlusconi inorridirebbe di fronte a una tale fake news. Ma il caso non c’entra. Così, mentre il centrosinistra parla di civismo da anni (chi si ricorda il Patto Civico di Umberto Ambrosoli e tutti i discorsi sul coinvolgimento della società civile), Berlusconi e Forza Italia adottano una strategia alle amministrative chiaramente “no logo”. Tante liste civiche di supporto, pochi marchi, poca caratterizzazione, poca “tensione ideologica”. Esattamente l’inverso di quanto ha voluto fare il Movimento cinque stelle e di quanto ha voluto fare in certa misura il Partito democratico, che infatti ora sulle partite importanti si trova in una situazione scomoda. Anzi, scomodissima. Perché la parola chiave, a questi giro, è “lista civica”. Ma dietro la parola chiave c’è lo spazio del centrismo moderato a tendenza centrodestra che – depurato da Angelino Alfano e dall’alfanismo, merce fuori commercio da queste parti – è una riserva di voti di lusso e una sponda politica non trascurabile. Per Berlusconi.

     

Partiamo da Lodi. Il centrodestra, con la leghista Sara Casanova, può allargare al moderato Lorenzo Maggi, fuoriuscito di Forza Italia che da solo vale quanto i dem, in città. E Monza. L’obiettivo, ovvero l’uomo da convincere è Pierfranco Maffè, moderato, ciellino, che ha preso oltre 2.500 voti e vale il 5,23 per cento. E soprattutto Sesto San Giovanni. Chi ha i voti decisivi è Gianpaolo Caponi, con il suo 24,24 per cento può far vincere il centrosinistra o il centrodestra. Ed è un moderato, un centrista. L’unico comune denominatore delle tre situazioni è che vince chi allarga al centro, non chi garantisce l’unità della sinistra. Ancora una volta Silvio Berlusconi l’aveva previsto e si era portato avanti. Ora il Pd deve andare alla rincorsa. L’unità della sinistra non è una priorità, piuttosto al momento un pasticcio di prospettiva nazionale, con lo Spirito di Pisapia che getta ombre dalla città. Anche perché alle amministrative gli scissionisti sono rimasti ordinatamente dentro (fuori, sarebbero morti, e va bene il cupio dissolvi ma la vocazione al suicidio non ce l‘'’hanno neppure loro). Il problema è che gli elettori da convincere, invece, stavano al centro.

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