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Il muro Majorino

Polemiche (anche a sinistra) per la marcia dell’accoglienza. Demagogia per una città già satura

11 Maggio 2017 alle 11:29

Il muro Majorino

Pierfrancesco Majorino al corteo del primo maggio dei sindacati in occasione della festa del lavoro (foto LaPresse)

La marcia del 20 maggio “Insieme senza muri” ideata dall’assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino sta diventando un caso politico. Anzi quasi un referendum sul modus operandi del suo assessorato, come ci hanno detto alcuni militanti del suo partito che appartengono a una diversa cordata del Pd. Sebbene ci sia stata una massiccia adesione di centinaia di associazioni di volontariato, sindaci, politici (ci sarà anche Emma Bonino), amministratori locali, artisti, intellettuali, comunità di immigrati, musulmani laici (e persino alcune sigle radicali della comunità musulmana che fanno riferimento all’islam politico), sono in tanti a sospettare che questa iniziativa serva soprattutto a rafforzare l’immagine politica di Majorino.

  

Sostenuto dal sindaco Beppe Sala che ha bisogno di mantenere un solido ponte con la sinistra del Pd, considerata la composizione della sua giunta e del consiglio comunale di Palazzo Marino, non certo formato da molti fan di Matteo Renzi. E infatti in alcuni ambienti del volontariato cattolico si guarda con diffidenza a questa iniziativa. Alcuni, interpellati dal Foglio, hanno fatto questa sarcastica battuta: “E’ come se si chiedesse ai milanesi se sono per la pace o per la guerra”. E il cardinale Angelo Scola la settimana scorsa, dopo il blitz in stazione centrale che ha sollevato un polverone anche per le riserve del sindaco, Scola ha dichiarato: “I modi e le forme di questa verifica assumono il loro posto se dentro un equilibrio che fa parte di un percorso disegnato”.

  

Una dichiarazione che può essere interpretata in questo modo, conoscendo il pensiero in materia dell’arcivescovo: l’accoglienza e la legalità vanno coniugate e mai contrapposte, la prima deve essere fondata su una progettualità concreta di integrazione. Le marce rischiano di rafforzare la demagogia sull’accoglienza, ma non a migliorare il modello di inserimento sociale. Maryan Ismail, somala, musulmana laica fuoriuscita dal Pd, ha aderito alla marcia, ma polemizza: “Al netto dei valori inderogabili sull’accoglienza espressi in questa iniziativa, ritengo che si tratti di un referendum politico su Majorino perché in Italia fino ad ora non sono mai stati eretti i muri né credo ce ne saranno. Invece il sistema dell’accoglienza sta dimostrando diverse falle”. Il consigliere comunale di Milano popolare, Matteo Forte, braccio esecutivo di Stefano Parisi a Palazzo Marino ha invitato più volte la giunta a predisporre un nuovo piano per l’accoglienza e integrazione che preveda più Sprar (il sistema di protezione per i richiedenti asilo) che prevedono percorsi concreti di integrazione per alleggerire i centri di accoglienza straordinaria, i Cas, (fra cui molti hotel) ormai saturi, che sono dei parcheggi.

  

“Questo invito non è mai stato accolto, ma si fanno le marce politiche che sono inutili”, osserva Forte. “E’ come se ai milanesi, già a disagio per i bivacchi, l’illegalità, la presenza massiccia di immigrati che deambulano all’esterno dei centri, si chiedesse di esprimersi sul razzismo. Chi può dichiararsi razzista? E’ assurdo”. Concetto rafforzato da Stefano Parisi che è molto più severo. “Si tratta della solita retorica che antepone gli interessi politici a quelli dei milanesi”, commenta il leader del movimento Energie per l’Italia. “Io penso che il sindaco Beppe Sala debba decidere da che parte stare. Se stare dalla parte dei milanesi che hanno paura e chiedono politiche securitarie o sposare la demagogia ipocrita dell’accoglienza che asseconda un flusso caotico, nel nome dell’emergenza, senza chiedere il rispetto delle regole”.

  

D’accordo, questo è il dissenso dell’opposizione, ma la questione del flusso imponente dei migranti che, una volta sbarcati in Sicilia arrivano a Milano, è diventata una faccenda molto preoccupante. Come ci spiega il presidente della fondazione progetto Arca, Alberto Sinigallia, uno dei principali protagonisti del sistema di accoglienza di Milano: “La marcia deve servire a richiamare l’attenzione sui problemi concreti, espressi nell’appello di Majorino. Oggi a Milano ci sono complessivamente 3.600 migranti nei centri di accoglienza, che sono saturi.

  

Con i nuovi arrivi, la prefettura dovrà trovare altre strutture in tutta la provincia per accoglierne 5.000, ma il problema è un altro. Oggi a Milano i transitanti, che si recano in altri paesi europei sono in media 7-8 al giorno, gli altri arrivano per restare. E noi, grazie all’inerzia europea e al blocco delle frontiere, non siamo preparati a gestire questi flussi. E così ci troviamo tantissimi profughi che hanno ottenuto lo status di rifugiato costretti dalla legge a uscire dai centri di accoglienza nel giro di pochi giorni e a trasformarsi in persone senza dimora perché mancano i posti negli Sprar. Senza contare quelli che invece, ricevuto il diniego, diventano clandestini, ma non vengono espulsi perché le espulsioni su larga scala sono economicamente insostenibili. Se non si modifica il regime di accoglienza che si deve concentrare più sui percorsi di inserimento, negli Sprar, io prevedo che l’anno prossimo avremo 5-6mila migranti senza dimora a Milano. Perciò io mi auguro che sia una marcia umanitaria e non politica”.

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Commenti all'articolo

  • Cako66

    Cako66

    19 Maggio 2017 - 10:10

    Siiiii, tutti a fare una "poverata"!

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