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Il Signor Montenapoleone e la manutenzione della “via gioiello”

"Milano è l’unica città al mondo che ha una sola strada di riferimento". Parla Guglielmo Miani, presidente dell’Associazione MonteNapoleone

2 Febbraio 2017 alle 11:31

Gucci Shop, Via Montenapoleone, Milano

Gucci Shop, Via Montenapoleone, Milano (foto via Wikipedia)

Ne servono circa 600 di passi, di donna, per compiere i 450 metri di via Montenapoleone, la vetrina più prestigiosa di Milano. Un centinaio scarso di negozi, una lunga lista d’attesa nonostante gli affitti vadano dai 10 ai 15 mila euro al metro quadro all’anno. Comprare manco pensarci, nulla è in vendita e se per caso saltasse fuori qualcosa sarebbe dai 200 mila euro al metro quadro in su. D’altronde i fatturati non si smentiscono: si va dai 60-70 milioni all’anno per i top, 10-15 milioni sono la normalità. “I numeri di Montenapo parlano da soli – spiega Guglielmo Miani, presidente dell’Associazione MonteNapoleone nonché della Larusmiani, milanesissimo marchio di famiglia, nato nel 1922 e che rappresenta il brand di abbigliamento sartoriale più antico della via. Numeri da top player internazionali, senza dubbio, ma siamo sicuri che Montenapo sia ancora milanese? “Assolutamente sì perché dai ristoranti agli alberghi ai negozi ci sono nomi specifici e marchi che non troverai mai in nessun’altra strada del mondo”. Tipo? “Beh, parto da Larusmiani fondata da mio nonno e in Montenapoleone dal 1954. Lorenzi, Fedeli, Ravizza, Sabbadini, Vhernier e diversi altri. Il ristorante Bacaro, gestito dal proprietario, la moglie ai fornelli, la figlia che gira per i tavoli. Questa è Montenapo, un mix tra grandi e piccoli marchi del lusso e esperienze che vanno dal posticino sfizioso alla lounge MonteNapoleone, la prima e unica al mondo dove fai il check-in, trovi un servizio di concierge 24 ore su 24, ti portano le valige in aeroporto con un valletto, ti gestiscono il tax free senza farti fare coda”.

Via Montenapoleone (foto di Slayer via Flickr)


In pratica Montenapoleone e il “quadrilatero” del lusso sono il miglior posto al mondo dove fare shopping. “Non c’è dubbio. Un’esperienza a cinque stelle garantita dall’arrivo alla partenza. Milano è più piccola di Parigi e di Londra, che sono i nostri diretti concorrenti, ma noi siamo in grado di costruire un momento indimenticabile. Milano è l’unica città al mondo che ha una sola strada di riferimento, e quelle limitrofe. L’associazione cura sei vie del quadrilatero. Milano ha una sola shopping area, se vai a Londra o a Parigi ce ne sono tre quattro diverse”. Cento negozi, tutte realtà d’elite. Litigano tra di loro i commercianti? “Ci siamo dati regole ben precise, l’associazione ha uno statuto (riservato!) che va rispettato. Non si può improvvisare una fioriera ma siamo tutti concordi sugli eventi speciali come l’inaugurazione di Hermes con i cavalli, la mega cena di Dolce e Gabbana, la serata di Louis Vitton e le varie installazioni”. Una bella area pedonale non sarebbe male. “Per carità, i nostri clienti vogliono venire in auto. Se chiudo il traffico decuplico il passaggio pedonale ma non sarà mai un cliente target. Avevo un negozio in corso Vittorio Emanuele, quando è stata pedonalizzato, il mio cliente non andava più nel grande spazio da mille metri ma qui, dove ne avevo 150, all’epoca. Non si sentiva più a suo agio”. Selezione naturale, insomma. “Un marchio come Zara in Montenapo ha perso in partenza perché non c’è abbastanza passaggio. Quando si chiude una strada c’è un omino che conta le persone e quando arriva a diecimila in due ore decidono di aprire uno Zara. Per questo Vittorio Emanuele è la strada loro. Ma noi dobbiamo garantire il massimo del livello dei brand, e quando uno se ne va, quello che subentra deve essere ancora meglio. Far vivere questo gioiello non è un caso”.

Via Montenapoleone (foto di Slayer via Flickr)


Ma il gioiello è un po’ ammaccato, non trova? “Stiamo negoziando con il Comune la riqualificazione del quadrilatero. Sono sette anni che aspetto un sindaco che si degni di valorizzare via Montenapoleone per quella che è, il simbolo di Milano nel mondo. E’ una vergogna che sia in queste condizioni. Chiediamo l’allargamento dei marciapiedi, l’inserimento del parcheggio assistito – cioè consegno l’auto a un valletto che me la riporta alla richiesta – una segnaletica più prestigiosa, un vigile fisso. E ci siamo battuti perché cambiasse la legge sui contanti: innalzamento da mille a tre mila euro e da mille a 15 mila per gli stranieri”: E le vetrine tutte uguali in tutte le città del globo? “Sbaglia. Qui ci sono prodotti che si trovano esclusivamente in Montenapoleone. Dolce e Gabbana ha creato un concept unico al mondo, un’estetica del negozio che non si trova in nessuna altra parte così come capi e accessori. Pure l’ultimo negozio di Brunello Cucinelli, inaugurato da pochi giorni, non ha eguali”. Cova chiuso da un po’ di mesi, le malelingue sospettano un cambio. “Per carità, Cova era e Cova rimane. Ho parlato con la proprietà, ancora in parte della famiglia Faccioli, sarà uno spazio più grande con una vetrina in più”.

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