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Parlare di big data, professioni del design e palazzi con Ricuperati

Intervista al direttore creativo di Domus Academy a Milano sul ruolo che la città ricopre come trampolino di lancio per gli incontri tra discipline e per la formazione dei talenti

23 Gennaio 2017 alle 16:02

Gianluigi Ricuperati

Gianluigi Ricuperati (foto Wikipedia)

Gianluigi Ricuperati, romanziere (il 23 febbraio esce per Feltrinelli “La scomparsa di me”, poco prima “Mind Game” in Francia per Gallimard), curatore, direttore creativo di Domus Academy a Milano, campione dell’interdisciplinarietà tra le arti e le scienze, poliedrico inventore di situazioni inedite e talk polifonici, convertitore di austeri convegni in appassionanti concerti di voci d’amici, uomo pubblicamente ubiquo che alle nove di mattina è a Torino, alle dieci a Milano, alle undici a Roma, alle tredici in aereo per New York. Non c’è miglior persona con cui parlare del ruolo che Milano ricopre come trampolino di lancio per gli incontri tra discipline e per la formazione dei talenti. “Gianluigi – gli chiedo – un giorno ti svegli, o ti addormenti, ed ecco che sei sindaco di Milano. Quale cambiamenti attueresti nel sistema dei musei civici milanesi?”. Ha la risposta fulminante: “I musei dovrebbero diventare sempre più istituzioni crossdisciplinari, capaci di stimolare la curiosità grazie all'impollinazione reciproca di diverse discipline intorno alle collezioni. Nel 2012 ho partecipato a un evento torinese con Giorno per Giorno della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea, che si chiamava 'Museum of Words': invitavamo autori letterari a fare descrizioni (Ekphrasis) di alcune opere presenti nelle collezioni dei musei della città. Qualche tempo dopo un'idea simile è spuntata da qualche parte a Milano. Credo sia importante lavorare su un progetto di classificazione tassonomica-verbale che unisca poesia e Big data per imparare a conoscere il corpus artistico in modo sistematico ma anche letterario, analitico e insieme emotivamente intenso. Se fossi nel sindaco chiamerei tre o quattro fra i migliori autori del mondo e chiederei loro di trovarne altri e iniziare a descrivere tutte le opere di Milano, poi della regione, poi di altre città. Userei l’infrastruttura museale per lanciare progetti di produzione di conoscenza pubblica rischiosi e avventurosi, e unici al mondo. E’ anche con le idee che Milano deve competere con New York, Londra, Berlino e Parigi”.

Gli chiedo quali mestieri interdisciplinari, inediti e vincenti abbia visto nascere presso Domus Academy, prestigiosa accademia privata che a Milano organizza corsi post-graduate e d’avvio professionale nell’ambito del design e del fashion. Risponde: “Vedo che sempre più spesso si esce dalla sicurezza, dall’usato sicuro. Non è solo questione di profili professionali, ma di profili mentali. Ho notato che si creano situazioni di particolare interesse quando si sviluppa la tecnologia da un punto di osservazione umanistico”. I talenti hanno bisogno di spazi, studi ove lavorare indefessamente, di palazzi da risanare, nuovi mattoni da abitare. Giunge dunque il momento della domanda wrecking ball: “Quali palazzi abbatteresti? E quali palazzi vorresti che risorgessero?”. “Non abbatterei palazzi, al massimo ospiterei famiglie di migranti: si potrebbe fare una scuola dei migranti a Milano, al termine della quale ricevono un passaporto di una nazione europea, invece di un diploma. Una scuola di cittadinanza: anche se temo che abbiano più da insegnare loro agli insegnanti, che il contrario. Per quanto riguarda edifici da far risorgere, non ne ho: sono a favore di un programma di riabilitazione collettiva dalla nostalgia. E Milano può essere capofila in questo senso: si può adorare il passato senza essere tossicomani della nostalgia. E’ il tempo, l’urgenza del nostro tempo, che lo domanda visceralmente”.

Concludo domandando a Ricuperati di farmi i nomi degli eccellenti eventi e kermesse milanesi cui ha contribuito negli ultimi anni. Nessuna esitazione: “Il Salone del Mobile, di sicuro: ogni anno inventiamo qualcosa con Domus, con Naba, con Patricia Urquiola o Italo Rota. Poi MiArt. MIA, una piccola fiera di fotografia che si svolge a Milano e che è organizzata da Fabio Castelli, uno dei pochi gentiluomini in un cosmo di personalità bizzarre. A MIA abbiamo curato un bellissimo programma culturale l’anno scorso con Alice Rawsthorn e Hans Ulrich Obrist che leggevano insieme a me “Miti d’oggi” di Roland Barthes, in tre lingue. Ci tengo anche a segnalare il festival di Studio in Triennale, un bellissimo confronto d’idee. Io però guardo sempre al possibile: m’interessa ciò cui mi dedicherò domani: credo farò qualcosa anche con il nuovo Salone di Milano, e in generale penso che Milano sia la città ideale per chi ha impostato la propria vita contro l'ideologia triste dell’usato sicuro”.

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