Il brutto errore di dire “le bandiere di Israele non devono esserci”

L’idea di Beppe Sala non parla di pacificazione, ma di un odio latente. Che si sta mangiando la sinistra. Va condannato

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30 APR 26
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Foto ANSA

La tensione al calor bianco politica e mediatica ha cambiato bersaglio ed è oggi concentrata sulle pallottole, fortunatamente non letali ma doppiamente sciagurate, sparate da un ventunenne appartenente alla Comunità ebraica di Roma contro due manifestanti dell’Anpi il 25 Aprile. La gravità dell’episodio non riuscirà, né potrebbe, a sminuire la gravità di un altro episodio legato alla festa della Liberazione, ma a Milano, dove infatti la polemica tra Anpi e (una parte) della Comunità ebraica prosegue: la cacciata della Brigata ebraica. Su questo episodio, le posizioni e le parole giunte dal sindaco Beppe Sala, “penso che l’errore sia stato partecipare con le bandiere israeliane. Questo è il punto principale”, sono particolarmente gravi e politicamente sbagliate. 
Il sindaco di Milano ha proseguito, sulle tensioni del 25 Aprile (sarebbe più appropriato chiamarle disastro democratico: Emanuele Fiano ne ha sintetizzato la gravità: “Mai successo in 50 anni”), spiegando: “Da quello che mi dice Anpi, avevano avuto garanzia che non ci sarebbero state bandiere israeliane”, aggiungendo: “In questa fase è solo un fatto di buon senso. Sarebbe stato certamente meglio che non ci fossero state”. Il presidente della comunità ebraica Walker Meghnagi ha smentito la circostanza, ma il presidente dell’Anpi milanese, Primo Minelli, ha insistito: “Avevamo chiesto di non portare bandiere divisive, cioè di alcuni paesi in questo momento considerati aggressori”. Anche trascurando una facile domanda, ma che resta sempre inevasa – perché mai le bandiere degli aggressori del 7 ottobre non siano divisive – la gravità del tema si concentra qui. Come ha scritto martedì Massimo Recalcati su Repubblica, “l’umiliazione, la cacciata della Brigata ebraica” rivelano un “deficit di cultura democratica”. Ma c’è un altro aspetto, grave e simbolico. L’idea che il 25 Aprile non dovessero esserci le bandiere con la Stella di Davide (quella di Israele riprende il vessillo della Brigata) perché estranee alla festa solo “italiana” è stata sostenuta da alcune voci, principalmente quella autorevole, una sopravvissuta della Shoah, di Edith Bruck. Abbiamo già avuto modo in queste pagine di dissentire. Ma Bruck, oltre al rispetto che merita per la sua storia, è una scrittrice e non un esponente politico. E’ più grave che la stessa idea sia espressa da un primo cittadino. Il quale avrebbe fatto molto meglio, per il suo ruolo, a difendere il diritto di tutti i suoi cittadini a esporre le proprie bandiere in una festa che vuole essere “di tutti”. Avrebbe dovuto chiedere la presenza delle bandiere di tutte le componenti, dei partiti, delle associazioni, del volontariato. Purtroppo Sala, e la sua parte politica, non sono nuovi a errori gravi e simbolici di questo tipo. E’ accaduto quando il Comune negò l’illuminazione in memoria dei bambini Bibas, quando il Pd si “appropriò” delle luci del Pirellone per inneggiare a Gaza, è accaduto con la mozione per rompere il gemellaggio con Tel Aviv. Nel Pd milanese c’è una opposizione forte, ma minoritaria, a questa deriva che sta sconfinando nella damnatio degli ebrei. Sala è a fine mandato, teme (giustamente) di finire in minoranza se non si accoda a questo clima pessimo. Ma sarebbe il caso di non bruciare per questo le bandiere.