Il
lunedì 22 gennaio 1776 non è dato sapere se a Milano nevicasse o facesse bello; quel che si sa, e di cui è ottima idea fare memoria, è che quel giorno
iniziò a splendere una storia d’arte importante, non solo per Milano, in quella zona della città ancora un po’ fuori porta che si era chiamata anticamente “la Briada”, era stata poi convento e che l’imperatrice illuminata Maria Teresa d’Austria aveva voluto diventasse un polo dell’arte e del sapere. Nel 1770 era nata per suo volere la Braidense, “una biblioteca aperta ad uso comune di chi desidera maggiormente coltivare il proprio ingegno”. E sei anni dopo ecco nascere l’Accademia di Belle Arti di Brera. Quel giorno di 250 anni fa iniziarono ufficialmente i primi corsi di Pittura, Scultura, Ornato e Architettura. Tra i docenti di chiara fama anche Giuseppe Piermarini, l’architetto che stava iniziando il cantiere della Scala che sarà inaugurata due anni dopo. Il grande Settecento milanese e la sua vocazione illuministica trovarono in Brera la propria casa, e generazioni di artisti trovarono lì non solo il luogo in cui imparare le arti ma anche la spinta per aprirsi alla cultura europea e alle sue innovazioni. Una visione nuova, ma non casualenella vittà del Caffè, che poi l’arrivo di Napoleone nel 1796 – la statua di “Napoleone Bonaparte come Marte pacificatore” di Canova ha un chiaro significato, nel cortile d’onore – farà decollare nell’idea della Pinacoteca, “il Louvre d’Italia”. Ma spesso si dimentica che l’attuale
Pinacoteca Nazionale di Brera era nata come “quadreria” didattica dell’Accademia, doveva servire agli studenti come una sorta di corso di storia dell’arte italiana dal vivo. E tantissimi sono gli artisti che tra i corridoi, i cortili, i laboratori dell’Accademia hanno mosso i primi passi (e molti futuri artisti, chissà, li muovono tuttora). Da Hayez a Segantini, da
Pellizza da Volpedo a Emilio Gola, gli Induno, Adolfo Wildt e Arturo Martini. Medardo Rosso fu espulso per indisciplina, poi vennero Alberto Martini, Tommaso Marinetti.
E’ questa storia d’eccellenza che l’Accademia di Belle Arti di Brera ha deciso non soltanto di celebrare, ma anche di comunicare a un pubblico più vasto, il pubblico che ogni giorno incrocia gli studenti nel cortile o nel corridoio che porta alla Biblioteca ma spesso non conosce la grande storia passata e il vivace presente di questa istituzione ormai internazionale.
Qui da 250 anni si fa didattica, cultura ma anche progettazione di innovazione e materiali. E si fa anche conservazione, archivio, restauro.