Uno scatto di MIcam, la fiera della calzature di qualche anno fa. A causa della pandemia, quest'anno la fiera è passata al digitale (Ansa)  

GranMilano

Fiere digitali che ce la fanno: la wowness Micam salva le calzature

Fabiana Giacomotti

Un salone digitale diventa per la prima volta anche un marketplace, che permette al compratore di vedere e di fare acquisti come se stesse acquistando da privato cittadino

Nel nuovo beauty contest che si è scatenato attorno alle piattaforme digitali della moda a colpi di webinar, showreel degli associati-aderenti-soci, interviste dedicate e comunicati stampa di richiamo (tenere chiunque davanti al pc per un appuntamento che non sia vitale è la vera, grande prova di potere del periodo), bisogna dire che il Micam Digitale inaugurato due giorni fa ha superato le nostre aspettative. Dai calzaturieri nazionali non ci aspettavamo tutta questa wowness, per dirla con il neologismo di moda del momento, ma non ci aspettavamo nemmeno di essere respinti all’ingresso della piattaforma, non facendo parte delle due categorie privilegiate ammesse, e cioè brand e buyer. Abbiamo ottenuto il diritto di sbirciare dopo aver insistito un pochetto con il direttore comunicazione corporate, Fabiana Tempestini.

 

Grazie a lei abbiamo potuto verificare che quanto andava raccontandoci il direttore generale di Assocalzaturifici Tommaso Cancellara (ex Ferrari e Technogym) era vero, e cioè che per la prima volta un salone digitale è anche un marketplace, cioè permette al compratore di vedere e di fare acquisti come se stesse acquistando da privato cittadino, mettiamo, su Ynap o Matches, e di fare browsing e visite digitali in forma anonima “cioè senza nemmeno l’obbligo di consegnare il biglietto da visita all’ingresso dello stand, che per molti è una seccatura”, come osserva Cancellara, mostrando molta evidente conoscenza della natura umana. Il Micam digitale non è un debutto a tutti gli effetti (la prima edizione di settembre 2020, che affiancava la fiera “fisica”, vide la partecipazione di 154 brand e circa 53 mila prodotti presentati a oltre 2.500 buyer internazionali), ma allo stesso tempo lo è diventato grazie alla formula del marketplace e dei macrotemi di intervento e riflessione degli incontri proposti (questi sì aperti a tutti), che spaziano dal futuro della distribuzione alle tendenze, dalla sostenibilità (raggiunta con la concia, più difficile da ottenere al cento per cento nella costruzione della calzatura, vedi alla voce colla) fino al difficile equilibrio del settore fra heritage culturale e innovazione, cioè fra passato e futuro.

 

Alla nuova piattaforma Micam X, che sarà aperta e arricchita di incontri e webinar fino a maggio, hanno aderito cento marchi. Racconta Cancellara che questa “ibridazione degli eventi e delle opportunità per grandi e piccoli operatori del settore lungo il filo della strategia e della cultura e non del semplice storytelling aziendale” ha già generato oltre 2 mila contatti nelle prime ore della giornata di esordio, e che questa cifra dovrebbe moltiplicarsi con i prossimi appuntamenti. “Dobbiamo restare rilevanti e innovativi anche senza poter offrire il contatto e la discussione in presenza fra compratore e venditore”, ammette, ben sapendo che, in mancanza dei 20 milioni di fatturato generati dalla fiera fisica (sì, erano tanti così), lo straordinario database di 220 mila nominativi in possesso dell’associazione si sta rivelando l’asset strategico fondamentale anche per altre iniziative in programma, fra cui la Micam Academy in via di costituzione, che dovrebbe rappresentare il molto atteso e sempre procrastinato trait-d’union fra formazione e impresa, ma anche un modello di formazione continua per le competenze imprenditoriali già associate.

 

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