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I vizi non sono crimini, ma la differenza non se la ricorda più nessuno

Dal 7 luglio in edicola con il Foglio tre saggi di Lysander Spooner, l'ultimo appuntamento con la collana “Liberi dal populismo”. Cinque libri per pensare in modo diverso in collaborazione con la casa editrice Liberilibri

5 Luglio 2018 alle 20:00

I vizi non sono crimini, ma la differenza non se la ricorda più nessuno

Pubblichiamo stralci dell’introduzione di Angelo Petroni a “I vizi non sono crimini”. Il libro di Lysander Spooner, edito da Liberilibri, sarà in edicola con il Foglio da sabato 7 luglio.


   

Lysander Spooner è uno dei massimi teorici libertari dell’Ottocento, può considerarsi il padre fondatore del movimento libertario. Fervente abolizionista – oltreché antiproibizionista – denuncia l’incostituzionalità della schiavitù, e si impegna a fondo per la difesa di chi, in violazione del Fugitive Slave Act, avesse dato aiuto a schiavi fuggiaschi. Per tutta la sua vita svolge un’intensa attività contro lo stato, denunciando privilegi, abusi, rapine, crimini legalizzati che i detentori del potere “democratico” compiono in nome e col pretesto della “volontà generale”.

   

Può dirsi vita degna di un uomo quella in cui è lo stato, cioè un ristretto gruppo di altri uomini, a deciderne ogni minimo dettaglio e a sindacare su di esso? Lo stato, oltreché giudice e sbirro, si fa sempre più anche prete, medico, precettore, balia. Quelli che tirannie confessionali del passato condannavano come “peccati”, le democrazie laiche puniscono oggi come “crimini”.

   

Vices are not crimes (il titolo del primo saggio e della raccolta qui presentata) è la denunzia lucida e accorata di questo aspetto aberrante delle democrazie. In Natural Law viene rappresentato, con un rigore radicale di cui si è persa memoria, il desolante passaggio della legislazione come frode e come antitesi della giustizia naturale. Con No Treason, infine, Spooner sviluppa una critica devastante alla superstiziosa credenza della natura vincolante della Costituzione americana, e di ogni carta costituzionale.

   

L’attualità di questo testo, il suo essere un classico, è evidente sia per quanto riguarda il rapporto con lo stato inteso come emanazione di una fumosa “volontà generale”, sia per quanto riguarda l’illiberale confusione che viene a crearsi tra vizi privati e crimini, due comportamenti che riguardano sfere incommensurabili dell’agire umano.

  

Ecco un breve estratto dal primo saggio, I vizi non sono crimini. “I vizi sono quelle azioni con le quali un uomo danneggia se stesso o i suoi averi. I crimini sono quelle azioni con le quali un uomo danneggia la persona o gli averi di un altro. I vizi sono semplicemente gli errori che un uomo commette nella ricerca della propria felicità. A differenza dei crimini, essi non implicano malvagità nei confronti degli altri né alcuna interferenza con la loro persona o i loro averi.

 

Nei vizi, la vera essenza del crimine – vale a dire l’intenzione di arrecare danno alla persona o agli averi di un altro – viene a mancare. E’ un principio del diritto che non ci possa essere un crimine senza un’intenzione delittuosa; senza, cioè, l’intenzione di violare la persona o gli averi di un altro. Ma nessuno pratica un vizio con una tale intenzione delittuosa. Egli pratica il proprio vizio unicamente per la propria felicità, e non per malvagità verso gli altri.

 

Se le leggi non fanno una chiara distinzione tra vizi e crimini e non la riconoscono, non può esistere al mondo qualcosa come il diritto individuale, la libertà o la proprietà, né cose come il diritto di un uomo al controllo della sua persona e dei suoi averi, e i corrispondenti e uguali diritti di un altro uomo al controllo della propria persona e dei propri averi.

 

Affermare che un vizio è un crimine e punirlo come tale è, da parte di un governo, un tentativo di falsare la stessa natura delle cose. E’ tanto assurdo quanto lo sarebbe affermare che la verità è falsità, o che la falsità è verità”.

  

  

La collana “Liberi dal Populismo” nasce contro questo tipo di atteggiamento che in Italia ha preso piede senza la benché minima opposizione culturale, anzi, venendo nobilitato facendolo passare per un grido di dolore mentre non si tratta d’altro che di un colossale rigurgito. La casa editrice Liberilibri e Il Foglio hanno scelto di portare avanti assieme questa battaglia culturale con cinque grandi testi, su argomenti che vanno dalla giustizia all’economia passando per la critica del moralismo e l’analisi del linguaggio. Un invito a pensare in maniera diversa e liberatoria rispetto all’asfittica cortina fumogena in cui è avvolto il ceto medio riflessivo del nostro Paese.

   

Questi i titoli: 

Daniel Soulez Larivière, Il circo mediatico-giudiziario

Richard Millet, L’antirazzismo come terrore letterario

Anatole France, Crainquebille

Michael Novak, Verso una teologia dell’impresa

Lysander Spooner, I vizi non sono crimini

     

In edicola con Il Foglio da sabato 7 luglio (4,50 euro + il prezzo del quotidiano). Richiedetelo al vostro edicolante!

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