Come contare tra l’Europa sognata e quella che non fa più sognare

Castaner, Brugnaro, Gozi, Allegrini e un messaggio di Rivera. Cosa si è detto al convegno romano del Foglio

15 Giugno 2018 alle 21:37

Come contare tra l’Europa sognata e quella che non fa più sognare

Un'immagine dell'incontro organizzato dal Foglio al Piccolo Eliseo

Roma. “Cosa può fare l’Italia per contare in Europa?”. La domanda, posta in un momento in cui il concetto stesso d’Unione europea è messo in dubbio dalle forze al governo in Italia, pone problemi impensabili fino a pochi mesi fa. Nell’ambito di un incontro organizzato dal Foglio al teatro Piccolo Eliseo di Roma, questa domanda si è trasformata naturalmente, come ha ricordato Claudio Cerasa, che ha introdotto l’incontro: come realizzare un’alternativa europeista ai partiti populisti che oggi sembrano pronti a conquistare il continente? Ci sono alcune forze europee impegnate in quest’obiettivo: il francese En Marche! è diventato il movimento europeista per antonomasia, e ieri a Roma era rappresentato dal presidente del partito, Cristophe Castaner. In Spagna, il partito centrista Ciudadanos e il suo leader, Albert Rivera, stanno tentando un’operazione simile a quella riuscita da Emmanuel Macron in Francia e sono diventati un punto di riferimento in Europa. Rivera, trattenuto in Spagna dai rivolgimenti della situazione politica, ha inviato un messaggio all’incontro del Foglio, letto dal moderatore Marco Taradash, che ha da poco lanciato Centromotore, un nuovo movimento che si pone il compito di aggregare le forze riformiste e liberali. “Stiamo assistendo all’emergere di movimenti populisti e anti europei nella maggior parte dei paesi d’Europa”, ha scritto Rivera. “I risultati in Italia sono stati sorprendenti, così come lo è stata la formazione dell’attuale governo”. Per Rivera, la strada da percorrere è “costruire nuovi movimenti europei progressisti e liberali”, che possano “difendere l’Europa in un futuro sempre più globalizzato”.

 

Cerasa ha impostato il discorso: “Sui grandi temi del mondo, sulla collocazione all’interno della Nato, sul rapporto con la Russia e con l’America, dell’Europa e dell’euro – in generale: sul rapporto tra apertura e chiusura, globalizzazione e protezionismo, sono cambiate le coordinate del mondo e le vecchie divisioni politiche non tengono più. Il governo che abbiamo oggi in Italia è la manifestazione di forze politiche che esprimono una visione critica, antisistema, che intendono il cambiamento in una forma un po’ estrema e un po’ estremista. Ma esiste un’alternativa?”.

 

Sandro Gozi del Pd ricorda che “il contesto in cui dobbiamo costruire un’alternativa italiana ed europea è il nuovo disordine globale in cui tutti i vecchi punti di riferimento sono stati sconvolti”. A partire dalla crisi, ha detto Gozi, l’economia e la finanza hanno governato l’Europa e messo la politica in secondo piano. Questo ha generato enormi problemi che si sono riversati contro di noi: la sofferenza sociale, il tema della paura, la crescita non sufficiente, un funzionamento democratico non all’altezza. Di conseguenza, “si è generato un fortissimo attacco alla democrazia liberale e allo stato di diritto: la deriva finanziaria è diventata deriva sociale, politica, democratica”. Siamo davanti a una “Europa della paura”, dice Gozi, che è pronta a distruggere i “fondamentali” della democrazia, e che in Italia dopo il 4 marzo ha avuto da un lato il volto lepenista di Matteo Salvini e dall’altro quello di Luigi Di Maio e del Movimento 5 stelle: “Ma non è vero che il pauperismo e il qualunquismo a cinque stelle sia meno pericoloso dell’estremismo di destra della Lega: anzi, io credo che sia più pericoloso” (applausi). L’alternativa deve andare oltre le vecchie famiglie politiche, e il prossimo banco di prova saranno le elezioni europee, dove la linea di divisione “sarà tra sovranisti ed europeisti”.

 

Castaner, segretario della République En Marche ha cominciato cercando di dissipare i dubbi di questi giorni sui rapporti italofrancesi: “Gli incidenti di questi giorni sono stati un’anomalia che bisogna correggere e questo è già stato fatto insieme con il presidente del governo Conte”. Poi ha ricordato una realtà spiazzante: il progetto europeo non è eterno. L’Ue e l’euro non sono irreversibili, la costruzione europea è “una battaglia permanente”, e se non siamo disposti a combatterla tutto può disfarsi: “Non dobbiamo avere paura di mostrare il nostro amore per l’Europa”, ha detto. Con il progetto di Macron, l’europeismo più adorante è riuscito ad andare al governo, ma “dobbiamo sentirci liberi di criticare l’Europa proprio perché la sosteniamo”. Castaner cita un dato: il 65 per cento dei francesi ama l’Europa ma non le misure che l’Europa prende a livello centrale. “Viviamo in un’Europa sognata ma che non fa più sognare”. Davanti ai dazi americani, davanti ai flussi migratori la risposta deve essere europea. “Serve un’Europa che protegga i suoi cittadini, le sue imprese, i suoi consumatori, i suoi confini. L’Europa deve parlare con la voce dei cittadini”.

 

Luigi Brugnaro, sindaco di centrodestra di Venezia, si è detto molto interessato al progetto macroniano, specie per il modo in cui il presidente francese sta riuscendo a ristrutturare lo stato. La Francia, ha detto Brugnaro, parte da problemi a volte più grandi di quelli dell’Italia, ma li sta risolvendo con un mantra da importare: “Competenza, competenza, competenza”. Allo stesso modo, anche l’Europa va ristrutturata: “L’Italia vuole l’Europa, ma vuole un’Europa giusta”, ha detto il sindaco di Venezia. “La gente ha paura perché abbiamo pagato tantissimo”. Sulle sanzioni alla Russia, non sappiamo se il costo dell’embargo, che è costato molto ai nostri imprenditori, è stato condiviso dagli altri paesi europei. Anche la questione migratoria per il sindaco è la prova che siamo sempre noi “a portare il fardello”. Quest’ultima crisi “deve aiutarci a costruire una vera polizia europea”. “Concordo con Castaner: l’Europa non è irreversibile, e questo non sarebbe un vantaggio per nessuno”, ma “nel discorso progressista europeo manca la parola popolare e manca la parola liberale”.

 

Anche Marilisa Allegrini, ceo di Allegrini Estates, ha parlato dell’Europa sognata. “Ha rappresentato il mio sogno da bambina”. Dopo l’approvazione del trattato di Maastricht, tuttavia, “l’Europa ha iniziato a guardare molto più all’austerità che alla crescita”. Allegrini introduce il punto di vista di un’imprenditrice nel dibattito, e ricorda le parole di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, che si definisce “cittadino europeo di nazionalità italiana”. “Grazie all’Europa abbiamo capito che dobbiamo fare sistema, le aziende italiane pagano il prezzo della loro dimensione e fare sistema diventa fondamentale”. L’Europa ha sofferto di una mancanza di politica estera, dice Allegrini, ma soprattutto non ha saputo stimolare a sufficienza la crescita: in parte per mancanze sue, in parte perché i governi non hanno saputo cogliere le occasioni che l’Europa presentava. Possiamo solo sperare, conclude Allegrini, che i giovani ormai abituati a muoversi e studiare in Europa “abbiano assorbito lo spirito dell’europeismo e sappiano comprendere il valore del progetto europeo”.

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