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A Torre Annunziata i pm esondano, la politica si arrende
Il sindaco della città campana si dimette dopo le critiche del procuratore che ha accusato esplicitamente l’amministrazione locale di avere rapporti con la criminalità organizzata, nonostante il comune fosse già stato commissariato e sciolto nel 2022 per presunte infiltrazioni mafiose
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7 MAY 26

Foto Ansa
Martedì si è tenuta a Torre Annunziata (Napoli) la cerimonia per l’inizio dei lavori di demolizione di Palazzo Fienga, considerato per decenni la roccaforte del clan camorristico Gionta. Alla cerimonia sono intervenuti anche il vicepremier Matteo Salvini e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Infine ha preso la parola anche il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, che ha accusato esplicitamente l’amministrazione locale di avere rapporti con la criminalità organizzata, nonostante il comune fosse già stato commissariato e sciolto nel 2022 per presunte infiltrazioni mafiose.
“Vedo ancora troppe ombre e poche luci, troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe inammissibili inerzie e finanche illegalità in seno alla stessa amministrazione comunale”, ha detto Fragliasso di fronte ai rappresentanti politici locali. Poi ha concluso: “Ci vogliono meno cerimonie, meno dichiarazioni di principio e più azioni concrete che siano coerenti con le dichiarazioni programmatiche”. Da un procuratore della Repubblica ci si aspetterebbe maggiore equilibrio. Un conto è richiamare le istituzioni al rispetto della legalità, un altro è accusare apertamente gli amministratori di essere collusi con la mafia, emettendo una sorta di sentenza pubblica di condanna nei loro confronti. Il richiamo, poi, al rispetto delle “dichiarazioni programmatiche” risulta ancora più paradossale: il procuratore intende ergersi anche a controllore dell’attuazione del programma di governo con cui la coalizione di centrosinistra ha vinto le elezioni? Anziché rispondere a tono, ma con rispetto, agli attacchi di Fragliasso, il sindaco di Torre Annunziata, Cuccurullo, ha deciso addirittura di dimettersi, definendo le parole del procuratore “gravi e profondamente ingiuste”, oltre che dannose e stigmatizzanti per la comunità di Torre Annunziata. Insomma, anziché reagire alle esondazioni delle toghe, il sindaco piega il capo e lascia l’incarico. L’esempio più emblematico di quelli che sono oggi i rapporti tra politica e magistratura.