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Così il romanzo su Minetti si è sgretolato alla prova dei fatti
Il caso messo in piedi dal Fatto, basato su suggestioni, illazioni e allusioni degne di un film poliziesco, sta cadendo in frantumi. Resta la gogna, specialità della casa di Travaglio. Proprio per questo, sorprende che il Quirinale si sia fatto influenzare
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5 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 09:24 AM

Il grande “caso Minetti” si sfalda, giorno dopo giorno. Il romanzo messo in piedi dal Fatto, basato su suggestioni, illazioni e allusioni degne di un film poliziesco, sta cadendo in frantumi davanti alla prova dei fatti. Il nucleo centrale del romanzo era questo: Minetti ha ottenuto la grazia da Mattarella per motivi umanitari (la cura di un bambino malato) che in realtà non esistono. Il minore, presentato negli atti dell’adozione come un bambino abbandonato dai genitori, in realtà non è stato abbandonato ma strappato dalle mani dei suoi genitori tramite una causa intentata da Minetti (che ha nascosto i suoi precedenti penali) e il suo compagno, Giuseppe Cipriani. L’avvocata della madre è inoltre stata trovata morta carbonizzata insieme al marito in casa, e dopo la notizia della grazia anche la madre del bambino è scomparsa. Minetti ha poi mentito sul bisogno di cure all’estero del bambino e sui rifiuti ricevuti dagli ospedali italiani. Infine, l’ex consigliera regionale, condannata per favoreggiamento della prostituzione, non ha cambiato stile di vita, tanto da trasformare la villa in Uruguay (il “ranch”) in un luogo di perdizione, fatto di festini ed escort.
Questo romanzo narrato dal Fatto si è disintegrato nel giro di pochi giorni. Primo: si è scoperto che la procedura di adozione del bambino da parte di Minetti e Cipriani è stata regolare. Il 15 febbraio 2023 il tribunale di Maldonado ha disposto l’adozione del minore da parte di Minetti e Cipriani, accertando lo stato di abbandono del bambino fin dalla nascita e riscontrando la mancata assistenza morale e materiale da parte dei genitori biologici.
Secondo: la coppia non ha avviato alcuna causa contro i genitori del minore. Le autorità giudiziarie uruguaiane hanno soltanto seguito la procedura standard prevista per le adozioni: nel 2021, dopo la domanda di adozione da parte di Minetti, il tribunale di Maldonado ha cercato di notificare ai genitori del bambino che era in corso la procedura per la decadenza definitiva della responsabilità genitoriale. Ma i genitori non si sono mai fatti vivi.
La sentenza del giudice, recuperata dal Domani, smonta tutte le illazioni avanzate dal Fatto, affermando che i genitori “hanno abbandonato il bambino al momento della sua nascita”, avvenuta nel dicembre 2017, e per questo il bambino è stato collocato presso l’Inau (l’ente delle adozioni in Uruguay) in attesa di una famiglia. E ancora: “I genitori non hanno mai mostrato interesse per lui, non lo hanno mai visitato e non si sono mai interessati alla sua salute”. Il padre, infatti, risulta in carcere da tempo, mentre la madre è stata arrestata due volte per gravi reati, e ora è accusata di nuovo di essere coinvolta in traffici illeciti.
Il tribunale di Maldonado allega cinque diverse testimonianze giurate a supporto della sentenza: “I testimoni confermano che il bambino è affidato alla parte attrice (Minetti e il compagno, ndr), che è felice, e che i suoi bisogni sono soddisfatti, oltre alle cure e al sostegno emotivo”. Minetti e Cipriani, inoltre, “sono riconosciuti dal bambino come i suoi genitori”. “E’ stato accertato – prosegue la sentenza – che il bambino riceve un trattamento psicologico e un’assistenza sanitaria completa”. L’avvocata che in seguito si è occupata dell’adozione tutelando i diritti del bambino, Yuria Troche, ha dichiarato: “Sono stati rispettati tutti i requisiti richiesti dalla legge”. Anche l’esistenza di precedenti penali a carico di Minetti è stata presa in considerazione dai giudici. Insomma, l’adozione è stata regolare, tanto che il tribunale dei minori di Venezia il 19 luglio 2024 ha dichiarato efficace anche in Italia la sentenza uruguaiana.
Quanto al mistero legato alla morte di colei che è stata indicata come l’avvocata della madre, Mercedes Nieto, è emerso che questa è stata in realtà tutrice del minore, non ha avuto contatti con la madre, e per di più si era espressa a favore dell’adozione del bambino da parte di Minetti e del compagno. Inoltre, una perizia richiesta dal procuratore Sebastián Robles ha confermato la tesi che l’avvocata è morta a causa di un indicente: l’incendio della sua abitazione è stato causato dall’esplosione di una stufa.
Nessuna irregolarità anche sul fronte del supporto medico fornito da Minetti e Cipriani al bambino. Il San Raffaele di Milano e l’ospedale di Padova hanno smentito di aver visitato o curato il minore, consigliando di farlo operare all’estero, come scritto nell’istanza di grazia. Ma l’ex consigliera regionale si sarebbe confrontata con alcuni medici dei due ospedali solo informalmente, per poi decidere di portare il bambino a Boston. Non in modo illegale, come adombrato dal Fatto, ma in forza di un provvedimento di affidamento temporaneo del minore da parte dell’Inau. Il bambino è stato effettivamente operato e, come dichiarato ieri da Giuseppe Cipriani al “Corriere della sera”, viene portato a Boston ogni sei mesi per i controlli, “e sarà così fino ai 18 anni”.
Restano soltanto le allusioni, prive di riscontri, sulla condotta che Minetti porterebbe avanti nella villa in cui vive con Cipriani in Uruguay. Il Fatto ha parlato di festini in cui sarebbero coinvolte anche escort, ma a sostegno di questa tesi sono state riportate soltanto dichiarazioni anonime di presunte “testimoni”. Anche questo tassello del romanzo sembra destinato a cadere, data l’assenza di riscontri fattuali.
Alla fine ciò che resta sembra essere soltanto la gogna, mascherata da inchiesta, messa in piedi dal Fatto contro Minetti. Un metodo attuato da sempre dal quotidiano diretto da Travaglio, specializzato nello sputtanamento mediatico. Proprio per questo, sorprende – e non poco – che il Quirinale si sia fatto influenzare da questo romanzo fantasy, spingendosi a chiedere pubblicamente “accertamenti urgenti” al ministro della Giustizia Carlo Nordio e facendo così esplodere un “caso” che, alla prova dei fatti, non esiste.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]