125 arresti, solo 8 condanne: il flop di Gratteri fa stravincere il Sì a Platì

Nel piccolo comune calabrese il Sì ha vinto col 90%: "Abbiamo votato sperando che si potesse stabilire un principio di responsabilità del magistrato". Nel novembre 2003 Platì fu protagonista di una delle più grandi maxi operazioni antimafia condotte da Gratteri. Il pm fece arrestare 125 persone su 3.800 abitanti. Alla fine soltanto otto indagati su 215 vennero condannati

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1 APR 26
Immagine di 125 arresti, solo 8 condanne: il flop di Gratteri fa stravincere il Sì a Platì

Nicola Gratteri (Ansa)

A Platì, piccolo paese di 3.800 abitanti in provincia di Reggio Calabria, il Sì al referendum sulla giustizia ha trionfato con il 90 per cento dei voti. Ma perché citiamo questo dato (forse il più alto in Italia)? Per una semplice ragione: nell’ottobre 2003 Platì fu suo malgrado protagonista di una delle più grandi maxi operazioni antimafia condotte dal pm Nicola Gratteri (all’epoca in servizio alla procura di Reggio Calabria), dai numeri spaventosi, soprattutto se confrontati con i risultati finali dell’inchiesta. Il 12 novembre 2003, alle tre del mattino, Platì fu svegliata dall’arrivo di centinaia di uomini in divisa, che circondarono il paese e arrestarono 125 persone con accuse gravissime di associazione mafiosa, estorsione, voto di scambio, falso, abuso d’ufficio. Tra di loro c’erano il sindaco in carica, due ex sindaci, dodici ex assessori comunali, il comandante della polizia municipale, il ragioniere comunale e numerosi consiglieri (in tutto gli indagati furono 215). Platì venne ribattezzata dai giornali “’Ndrangheta City”. Gratteri chiese e ottenne dal gip l’arresto di 125 abitanti su 3.800: praticamente non ci fu famiglia che non venne toccata dall’inchiesta, denominata “Marine”. Come andò a finire? Su 215 indagati e 125 arrestati, alla fine soltanto otto persone vennero condannate, nessuna per mafia.
In altre parole un intero paese venne distrutto da un’iniziativa giudiziaria sconclusionata, che portò anche a numerosi indennizzi per ingiusta detenzione a carico dello stato. Per la cronaca, Gratteri non ha mai chiesto scusa per le sofferenze patite ingiustamente dalle persone arrestate, né la sua carriera ha mai risentito di questa sua inchiesta basata sul metodo della pesca a strascico, che anzi diventerà il marchio di fabbrica del magistrato calabrese. La famosa “rete” da tirare su, minacciata anche ai giornalisti che esercitano il diritto di critica nei suoi confronti.
Il 90 per cento del Sì registrato a Platì al referendum non proviene dunque da mafiosi o da massoni, come ha lasciato intendere Gratteri in campagna elettorale, bensì da persone che invece hanno subìto sulla loro pelle proprio il metodo Gratteri. “Certo che ho votato Sì, così come hanno votato Sì tanti miei concittadini che hanno vissuto sulla loro pelle questa vicenda, in prima persona o tramite i loro familiari. Platì ha subìto la più grande vergogna giudiziaria della storia italiana. Abbiamo votato sperando che si potesse stabilire un principio di responsabilità del magistrato”, dice al Foglio Giuseppe Lentini, ex vicesindaco di Platì. Anche lui venne arrestato nella maxi retata del 12 novembre 2003: “Arrestarono anche donne con figli minori o neonati. Arrestarono un ragazzo con disabilità cognitiva, un povero sventurato. Quando vennero a prenderlo con il pullman, si mise a piangere. Cercai di dargli coraggio, dicendogli che stavamo andando in pellegrinaggio da Padre Pio”, racconta.
Lentini trascorse ventidue giorni in carcere, per poi essere rimesso in libertà dal Riesame, come l’80 per cento degli altri arrestati. “Sono stato pure indennizzato per l’ingiusta detenzione, ma lo stato mi ha pagato con i soldi miei perché sono un contribuente. Ma la questione non sono i soldi, è il colpo alla dignità che una persona subisce. Mi hanno fatto apparire come un mafioso e come un ladro, io che ho lavorato tutta la vita in maniera onesta. La vicenda finì su tutti i telegiornali e i quotidiani, anche internazionali. Fu un’operazione mostruosa”, aggiunge Lentini, la cui posizione venne poi archiviata ancor prima di finire a processo.
Siamo tutti umani e possiamo sbagliare. Ma se io sbaglio pago, se sbagliano i magistrati non pagano, perché? Anzi, li vediamo ogni giorno in televisione a farsi belli”, prosegue l’ex vicesindaco di Platì. “Se ci fosse un principio di responsabilità per il magistrato, credo che prima di firmare un mandato di cattura ci penserebbe su due volte, verificando se ci sono prove concrete a sostegno delle accuse”. C’è chi sostiene che in Calabria a votare Sì sia stata la ’ndrangheta: “Roba da matti – replica Lentini –. La gente ha votato Sì perché è disperata di fronte a questa giustizia irresponsabile”.